Un mese di guerra: gli Houthi entrano nel conflitto e il G7 si spacca sulle misure contro Mosca
Dallo Yemen a Parigi, la crisi si allarga: nuovi fronti militari, tensioni diplomatiche e un Mediterraneo sempre più instabile
Un mese dopo l’inizio della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele, il conflitto si espande con l’ingresso diretto degli Houthi, il gruppo yemenita alleato di Teheran. Il loro primo attacco missilistico contro Israele segna un salto di qualità nella crisi mediorientale e apre un nuovo fronte che rischia di destabilizzare ulteriormente le rotte energetiche globali. Gli Houthi minacciano infatti la chiusura dello stretto di Bab el‑Mandab, passaggio strategico tra Mar Rosso e Golfo di Aden attraverso cui transita circa un ottavo del commercio mondiale.
Escalation militare: attacchi su Israele, Arabia Saudita e Teheran
Il gruppo yemenita rivendica il lancio di missili contro obiettivi militari israeliani, dichiarando di agire “al fianco dell’Iran” e di essere pronto a colpire le navi in transito nello stretto. La minaccia, se attuata, aggraverebbe una crisi energetica già resa critica dal blocco dello stretto di Hormuz.
Nel frattempo, Teheran risponde agli attacchi subiti colpendo una base saudita che ospita forze statunitensi: 12 militari americani risultano feriti. Nella notte, raid aerei hanno danneggiato anche edifici dell’Università di Scienza e Tecnologia di Teheran, segno di un conflitto che continua a colpire infrastrutture civili e militari.
Diplomazia in movimento: Islamabad tenta la mediazione
Nonostante l’escalation, proseguono i tentativi di mediazione. Lunedì è previsto a Islamabad un primo incontro trilaterale tra i mediatori regionali, con l’obiettivo di riaprire un canale negoziale tra Iran, Stati Uniti e Paesi del Golfo. Il clima resta però incerto: mentre alcuni emissari si dicono fiduciosi in colloqui imminenti, la realtà sul terreno mostra un conflitto in espansione.
Il fronte occidentale: scontro Rubio–Kallas al G7
Sul piano diplomatico, il G7 di Parigi registra un duro confronto tra il segretario di Stato americano Marco Rubio e l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas. Quest’ultima accusa Washington di fare troppo poco per contenere Mosca e di non esercitare sufficiente pressione sul Cremlino. Rubio replica con toni secchi: “Se pensate di far meglio, fate pure”, ribadendo che il conflitto in Medio Oriente “si chiuderà in settimane, non in mesi”.
Un Mediterraneo sempre più fragile
L’ingresso degli Houthi nel conflitto non è solo un fatto militare: rischia di saldare due choke point globali – Hormuz e Bab el‑Mandab – in un’unica crisi marittima, con conseguenze pesanti per energia, commercio e sicurezza. Le missioni occidentali non sono finora riuscite a normalizzare il traffico nel Mar Rosso, e la vulnerabilità delle rotte commerciali resta elevata.