Trump rilancia i dazi dopo lo stop della Corte Suprema: gli Stati chiedono i danni
Illinois pretende 8,6 miliardi. Urso invoca prudenza, Tajani sollecita la BCE. Panetta: “L’impatto ricade su più Paesi, inclusa la Cina”
La risposta di Donald Trump non si è fatta attendere. Dopo la bocciatura dei precedenti dazi da parte della Corte Suprema, il presidente statunitense ha firmato un nuovo pacchetto di imposte commerciali che entra immediatamente in vigore, fissando un prelievo globale del 10% sulle importazioni. Una mossa che riaccende le tensioni internazionali e apre un fronte interno inatteso: quello degli Stati che chiedono risarcimenti per i danni economici subiti.
Il primo a muoversi è stato il governatore dell’Illinois, che in una lettera ufficiale ha chiesto alla Casa Bianca un rimborso di 8,6 miliardi di dollari, sostenendo che le politiche tariffarie abbiano penalizzato in modo significativo l’economia locale. Una richiesta destinata a fare scuola, con altri Stati pronti a valutare iniziative analoghe.
Sul fronte europeo, e in particolare italiano, il ministro delle Imprese Adolfo Urso invita alla “massima cautela e responsabilità”, sottolineando la necessità di evitare reazioni impulsive che possano aggravare ulteriormente il quadro economico. Il vicepremier Antonio Tajani, intanto, ha convocato per lunedì a Bruxelles una nuova riunione della task force con le imprese per valutare gli effetti delle misure americane. Tajani ha inoltre rivolto un appello alla presidente della BCE Christine Lagarde affinché intervenga sul costo del denaro, ritenuto troppo elevato in un momento in cui il dollaro mostra segnali di forte indebolimento.
A gettare ulteriore luce sugli effetti delle politiche tariffarie è il governatore di Bankitalia Fabio Panetta, secondo cui gli oneri dei dazi “si sono distribuiti tra più Paesi, inclusa la Cina”, evidenziando come l’impatto non ricada esclusivamente sugli Stati Uniti o sui partner commerciali europei, ma si propaghi lungo l’intera catena globale del commercio.
Il nuovo capitolo della guerra dei dazi apre dunque scenari complessi, con ripercussioni economiche e politiche che potrebbero estendersi ben oltre i confini americani. L’Europa osserva con attenzione, mentre gli Stati Uniti si preparano a un confronto interno che rischia di diventare sempre più acceso.