Trump attacca il Papa: “Debole e inadeguato, dovrebbe ringraziarmi”
Scontro senza precedenti tra Casa Bianca e Vaticano: dure accuse sul ruolo internazionale del pontefice americano
Un attacco frontale, dai toni durissimi, che rischia di incrinare profondamente i rapporti tra Stati Uniti e Santa Sede. Il presidente americano Donald Trump ha criticato apertamente Papa Leone, primo pontefice statunitense della storia della Chiesa cattolica, definendolo “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera”.
Le dichiarazioni sono arrivate attraverso un lungo post pubblicato su Truth, mentre il presidente era a bordo dell’Air Force One di ritorno dalla Florida. Parole che segnano una rottura senza precedenti tra la Casa Bianca e il Vaticano, tradizionalmente legati da rapporti diplomatici improntati alla prudenza.
Trump non si è limitato alle critiche politiche, ma ha spinto l’attacco su un piano personale e istituzionale, arrivando a rivendicare un ruolo nella stessa elezione del pontefice. “Leone dovrebbe essermi grato”, ha scritto il presidente, sostenendo che la nomina di Louis Prevost sia stata “una sorpresa sconcertante”, non prevista tra i candidati più accreditati.
Secondo Trump, la scelta del nuovo Papa sarebbe stata influenzata dalla sua nazionalità: “È stato scelto esclusivamente perché americano; si riteneva che fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente degli Stati Uniti”. Un’affermazione che, se confermata, metterebbe in discussione l’autonomia del conclave e il processo decisionale interno alla Chiesa.
Il presidente ha infine concluso con una dichiarazione ancora più netta: “Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”. Parole destinate a suscitare forti reazioni sia negli ambienti diplomatici sia all’interno della comunità cattolica internazionale.
Al momento non è arrivata una replica ufficiale da parte del Vaticano, ma fonti vicine alla Santa Sede parlano di “stupore e preoccupazione” per un attacco considerato senza precedenti nella storia recente dei rapporti tra le due istituzioni.
La vicenda apre ora interrogativi sulle possibili conseguenze diplomatiche e sul futuro delle relazioni tra Washington e il Vaticano, in un contesto internazionale già segnato da forti tensioni.