Morte del piccolo Domenico, il Monaldi nella tempesta: cuore trapiantato in un box non sterile e conservato nel ghiaccio secco
Indagini sul trasporto dell’organo da Bolzano a Napoli e sul caos in sala operatoria. Sette medici indagati per omicidio colposo. Martedì l’incidente probatorio davanti al gup
L’ospedale Monaldi di Napoli è al centro di una grave inchiesta dopo la morte del piccolo Domenico, il bimbo a cui è stato trapiantato un cuore arrivato da Bolzano in condizioni definite “critiche” dagli stessi operatori sanitari. L’organo, secondo quanto riportato nella relazione del cardiochirurgo Guido Oppido, sarebbe stato trasportato in un box non sterile e conservato con ghiaccio secco, modalità non idonea per un trapianto.
Oppido descrive un cuore “come un blocco di ghiaccio”, che avrebbe richiesto “venti minuti e molta acqua per essere liberato”. Una situazione che, secondo gli inquirenti, potrebbe aver compromesso in modo irreversibile la vitalità dell’organo destinato al piccolo paziente.
La Procura di Napoli indaga anche sul presunto caos in sala operatoria, ricostruendo ogni fase del trapianto e del trasporto. Martedì, davanti al giudice per l’udienza preliminare, è previsto il conferimento degli incarichi per l’incidente probatorio, passaggio chiave per accertare eventuali responsabilità.
Sono sette i medici indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo in concorso. L’inchiesta punta a chiarire se errori procedurali, scelte organizzative o negligenze abbiano contribuito alla tragedia che ha colpito la famiglia del piccolo Domenico.