Magyar scuote l’Europa: tra timori di Mosca e sfide per le opposizioni ungheresi
Dmitriev parla di “collasso dell’Ue”, Merz vede una sconfitta del populismo, Salvini attende la prova del nuovo fronte anti-Orbán
La vittoria di Péter Magyar in Ungheria continua a generare reazioni contrastanti sulle due sponde del continente. Da Mosca arriva uno dei commenti più duri: secondo Kirill Dmitriev, amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti e inviato del Cremlino a Washington, il risultato elettorale “non farà altro che accelerare il collasso dell’Ue”, invitando a “verificare tra quattro mesi” la fondatezza della sua previsione.
Di segno opposto la lettura del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che definisce l’esito una “pesante sconfitta” per Viktor Orbán e un segnale “contro il populismo di destra in tutto il mondo”. Merz ha ribadito la volontà di collaborare con il nuovo premier per un’Europa “forte, sicura e unita”.
Sul fronte italiano, il leader della Lega Matteo Salvini sottolinea invece la necessità di attendere i primi passi del nuovo governo: “Hanno vinto le opposizioni: vedremo se riusciranno a fare almeno una parte di quanto ha fatto Orbán in passato”, ha dichiarato, rimarcando il peso politico del premier uscente e il confronto che attende la nuova maggioranza guidata da Magyar.
La svolta ungherese, salutata con favore da molte capitali europee, apre ora una fase di transizione delicata: da un lato le aspettative di Bruxelles su un riavvicinamento ai valori comunitari, dall’altro le pressioni internazionali che leggono nel voto un possibile ridisegno degli equilibri geopolitici. In mezzo, un Paese che chiude un ciclo lungo sedici anni e si prepara a misurare la solidità del nuovo corso.