Israele-Libano, firmato a Washington l'accordo quadro: primo passo verso la pace
Rubio parla di "inizio di un nuovo percorso", Netanyahu esulta: "Un colpo all'Iran"
Israele e Libano hanno compiuto un passo che potrebbe segnare una svolta nei rapporti tra i due Paesi. A Washington è stato firmato un accordo quadro, mediato dagli Stati Uniti, con l'obiettivo di avviare un percorso verso una pace duratura dopo mesi di tensioni e scontri lungo il confine meridionale del Libano. L'intesa è stata definita dal segretario di Stato americano Marco Rubio come "un primo passo", sottolineando però che il cammino diplomatico resta lungo e complesso.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accolto con favore la firma dell'accordo, definendolo "un duro colpo all'Iran", principale alleato di Hezbollah nella regione. Per il premier israeliano, il memorandum rappresenta un successo diplomatico che rafforza la strategia di contenimento dell'influenza iraniana in Medio Oriente.
Da Beirut, il presidente libanese Joseph Aoun ha ribadito che il futuro del Paese dovrà essere fondato esclusivamente sulla sovranità dello Stato. "Il popolo tornerà a casa sotto la sovranità del Libano. Non condividiamo con nessun altro l'autorità sul nostro territorio", ha dichiarato, confermando la volontà di riportare il controllo delle aree interessate dal conflitto nelle mani dell'esercito regolare libanese. L'accordo prevede infatti una graduale presa in carico di alcune zone da parte delle forze armate di Beirut, con il progressivo arretramento delle truppe israeliane secondo un calendario ancora da definire.
La reazione di Hezbollah è stata invece durissima. Il movimento sciita, escluso dai negoziati, ha respinto l'intesa sostenendo che "mina la sovranità del Libano e provoca pericolose divisioni interne", ribadendo la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di disarmo. Una posizione che lascia aperti molti interrogativi sulla reale possibilità di attuare il percorso delineato a Washington senza nuove tensioni sul terreno.
Soddisfazione è stata espressa anche dal governo italiano. Palazzo Chigi ha fatto sapere che l'Italia è pronta a contribuire al consolidamento del processo di pace, confermando il sostegno alle iniziative diplomatiche volte a stabilizzare l'area mediorientale.
Nel frattempo, però, il quadro regionale resta estremamente fragile. Nelle stesse ore sono tornate a salire le tensioni nello Stretto di Hormuz dopo nuovi attacchi attribuiti all'Iran contro alcune navi. Le Guardie Rivoluzionarie hanno rivendicato operazioni contro obiettivi militari statunitensi come risposta ai recenti raid americani, alimentando il rischio di una nuova escalation. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito gli attacchi una "folle violazione del cessate il fuoco", mentre Washington ha risposto con nuovi bombardamenti contro obiettivi iraniani.
L'accordo tra Israele e Libano rappresenta dunque un segnale diplomatico di rilievo, ma la sua concreta attuazione dipenderà dalla capacità delle parti coinvolte di superare le profonde divisioni interne e di evitare che il confronto tra Israele, Iran e Hezbollah comprometta un processo di pace ancora tutto da costruire.