Caso Monaldi: "Cuore congelato e liti tra medici, ma si decise di operare"
Infermieri ai pm, "Cuore non idoneo, era un blocco di ghiaccio"
Gli infermieri che parteciparono al trapianto del piccolo Domenico, il bimbo morto due mesi dopo l’intervento al Monaldi di Napoli, hanno riferito ai magistrati un dettaglio drammatico: il cuore destinato al bambino, una volta estratto dal contenitore, era “un pezzo di ghiaccio”. Secondo quanto ricostruito, l’organo sarebbe stato conservato nel ghiaccio secco, una procedura che ne avrebbe abbassato la temperatura in modo eccessivo, rendendo necessario un tentativo di scongelamento d’emergenza.
Il racconto degli operatori sanitari
Gli infermieri hanno spiegato ai pm di aver provato a riportare il cuore a una temperatura compatibile con l’impianto immergendolo prima in acqua fredda, poi tiepida e infine calda. Tentativi disperati, nati dalla consapevolezza che l’organo non era nelle condizioni ideali per essere trapiantato. Nonostante ciò, secondo quanto riferito, il cardiochirurgo Guido Oppido avrebbe deciso di procedere comunque, ritenendo l’intervento “inevitabile per assenza di alternative”. Domenico sarebbe morto due mesi dopo, senza mai riprendersi.
La lite durante l’espianto a Bolzano
Dalle testimonianze emerge anche un episodio avvenuto nella fase precedente, durante l’espianto del cuore all’ospedale di Bolzano. Tra il team campano e i medici arrivati da Innsbruck sarebbe scoppiata una lite, segno di tensioni e divergenze operative in un momento già estremamente delicato. Un dettaglio che i magistrati stanno valutando per ricostruire l’intera catena di eventi che ha portato alla tragedia.
Un quadro sempre più complesso
Le nuove dichiarazioni aggiungono ulteriori elementi a un caso che sta scuotendo il mondo della sanità e che solleva interrogativi sulla gestione del trapianto, sulle procedure adottate e sulle responsabilità dei diversi team coinvolti. L’inchiesta prosegue, mentre la famiglia del piccolo Domenico attende risposte chiare su ciò che è accaduto.