Caso Minetti, la grazia finisce sotto la lente internazionale
La Procura Generale di Milano avvia verifiche in Uruguay e Spagna sulla sentenza di adozione e sui precedenti penali dell'ex consigliera
Le indagini sul caso della grazia concessa a Nicole Minetti varcano i confini nazionali. La Procura Generale di Milano ha avviato accertamenti all'estero per verificare la veridicità della sentenza di adozione del figlio della ex consigliera regionale e del suo compagno Giuseppe Cipriani, documento che sarebbe stato determinante per l'ottenimento del beneficio per «motivi umanitari». Gli atti vengono acquisiti direttamente in Uruguay, paese in cui l'adozione risulterebbe formalizzata.
Le verifiche non si fermano qui. I magistrati stanno anche accertando l'eventuale esistenza di procedimenti penali a carico di Minetti in Spagna e in Uruguay, approfondendo un quadro che si fa di giorno in giorno più complesso.
Intanto emerge un elemento che chiarisce uno dei nodi più controversi della vicenda: il bambino adottato dalla coppia — il cui stato di salute aveva costituito la base della richiesta di grazia — non risulta nei database dell'ospedale San Raffaele di Milano né in quelli dell'ospedale di Padova. La ragione, secondo quanto emerso, è che Minetti e Cipriani si sarebbero rivolti direttamente ai medici, aggirando i canali ufficiali di registrazione. Una scelta che, pur non necessariamente irregolare sul piano clinico, ha reso di fatto impossibile ogni riscontro documentale attraverso le vie ordinarie.
La concessione della grazia, firmata dal Presidente della Repubblica, era stata accordata sulla base di ragioni umanitarie legate alle condizioni del minore. Ora spetta alla magistratura stabilire se quei presupposti fossero fondati.