Carbone, l’Italia rinvia lo stop al 2038 per fronteggiare la crisi energetica
Scontro politico sulla proroga: per il governo è una scelta necessaria, opposizioni e ambientalisti parlano di passo indietro
L’Italia rinvia l’addio al carbone fino al 2038. La decisione, inserita nell’ultimo decreto bollette, consente in caso di emergenza di continuare a utilizzare le centrali a carbone ben oltre la scadenza prevista dal Piano nazionale energia e clima, che fissava lo stop entro il 2025.
Il governo difende la misura come una scelta pragmatica in un contesto di crisi energetica internazionale, sottolineando la necessità di sfruttare tutte le fonti disponibili per garantire sicurezza energetica, contenere i costi per famiglie e imprese e sostenere la competitività.
Di segno opposto le reazioni delle opposizioni e degli ambientalisti, che criticano duramente il provvedimento definendolo dannoso per il clima e poco realistico, anche per i tempi tecnici necessari a riattivare impianti fermi da anni.
La proroga si inserisce in una strategia già delineata da tempo, con l’idea di mantenere alcune centrali “in riserva”. Tuttavia, l’effettiva convenienza economica del carbone resta legata all’andamento del prezzo del gas e alle regole europee sulle emissioni: senza modifiche a queste ultime, il suo utilizzo potrebbe risultare meno competitivo.
Il ritorno al carbone non riguarda solo l’Italia. Diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Germania e alcune economie asiatiche, stanno rivedendo temporaneamente le proprie politiche energetiche per far fronte alle tensioni geopolitiche e all’aumento dei costi delle materie prime, pur mantenendo gli obiettivi di lungo periodo sulla transizione ecologica.