Woke, scontro nella sinistra: Conte sfida Schlein, la destra attacca
Il leader M5S mette in discussione la centralità delle battaglie identitarie e chiede di riportare al centro disuguaglianze e temi sociali
Il termine “woke” diventa il nuovo terreno di confronto all'interno del centrosinistra italiano. A riaccendere il dibattito è Giuseppe Conte, che sostiene che alla sinistra non serva una centralità delle battaglie identitarie e che la priorità debba essere il contrasto alle disuguaglianze sociali.
La presa di posizione del leader del Movimento 5 Stelle arriva in una fase nella quale il centrosinistra è impegnato a definire una possibile strategia comune in vista delle prossime sfide elettorali. Il tema apre così un confronto anche con il Partito Democratico e con la segretaria Elly Schlein, mentre le altre forze dell'area progressista assumono posizioni differenti.
Conte: “Alla sinistra non serve il woke”
Conte ha sostenuto che la sinistra debba concentrarsi soprattutto sulle condizioni materiali delle persone e sulla riduzione delle disuguaglianze. Una posizione che lo colloca su una linea maggiormente orientata ai temi economici e sociali e che viene letta anche alla luce del confronto politico con Schlein.
Il dibattito sul termine “woke”, nato negli Stati Uniti per indicare una particolare attenzione alle discriminazioni e successivamente utilizzato in senso più ampio per riferirsi alle battaglie progressiste su identità, genere e minoranze, è ormai entrato stabilmente nel confronto politico internazionale.
Anche negli Stati Uniti la questione è al centro di una discussione interna alla sinistra. Il confronto è stato rilanciato, tra gli altri, da Alexandria Ocasio-Cortez, mentre il Financial Times ha affrontato il tema interrogandosi sul rapporto tra socialismo e cultura woke.
Schlein sposta il confronto su salari, industria e crescita
La segretaria del Partito Democratico non ha fatto del termine “woke” il centro della propria risposta. Il suo intervento si è concentrato invece su questioni economiche come industria, crescita, salari, investimenti ed energia.
Schlein ha sostenuto che l'Italia, dopo quattro anni di governo Meloni, sia diventata più fragile e ha indicato tra le priorità la necessità di ridurre il costo dell'energia, aumentare i redditi e favorire nuovi investimenti.
Una posizione che, pur evitando lo scontro diretto sul termine utilizzato da Conte, riporta il confronto su una questione centrale per il centrosinistra: come combinare diritti civili e battaglie sociali senza che una dimensione venga percepita come alternativa all'altra.
Nel centrosinistra posizioni diverse
Le reazioni mostrano un fronte tutt'altro che compatto.
Dal Partito Democratico, Alessandro Zan, responsabile dei diritti ed europarlamentare, ha respinto l'idea che dignità e diritti possano essere separati in categorie. La sua posizione insiste sulla necessità di affiancare alle questioni economiche temi come il diritto all'autodeterminazione e la lotta alle discriminazioni.
Più vicino alla posizione di Conte si è invece collocato Matteo Renzi, che ha parlato di una “ubriacatura woke”. La capogruppo di Italia Viva al Senato, Raffaella Paita, ha sostenuto che le teorie woke possano danneggiare la sinistra.
Di segno opposto le reazioni di Alleanza Verdi e Sinistra. Elisabetta Piccolotti ha contestato l'idea che la sinistra abbia sacrificato le questioni sociali per concentrarsi sui diritti civili, mentre Ilaria Salis ha definito il dibattito sulla cultura woke un tema agitato dalla destra per contrapporre diritti e giustizia sociale.
Anche Riccardo Magi ha criticato l'alternativa tra diritti e temi sociali, ricordando le questioni ancora aperte in Italia, dal fine vita ai diritti delle coppie omosessuali e alla procreazione medicalmente assistita.
La destra sfrutta il confronto
Il dibattito interno al centrosinistra è diventato rapidamente terreno di attacco per le forze di centrodestra.
La Lega ha ironizzato sulle posizioni emerse attraverso una vignetta realizzata con l'intelligenza artificiale, raffigurando Conte, Schlein, Renzi e Giorgio Gori riuniti in una sorta di gruppo di sostegno per “wokisti anonimi”.
Il partito ha interpretato le dichiarazioni di Conte e degli altri esponenti progressisti come una sorta di “dietrofront” sulle battaglie culturali degli ultimi anni.
Dal Fratelli d'Italia, il senatore Lucio Malan ha paragonato il riposizionamento sul woke a quello che, a suo giudizio, la sinistra avrebbe già compiuto in passato sul comunismo.
Il nodo è il rapporto con gli elettori
Al di là dello scontro terminologico, il confronto sul woke riporta al centro una questione più ampia: quali temi debba mettere in cima all'agenda una coalizione progressista che punta a contendere il governo alla destra.
Da una parte ci sono le battaglie sui diritti civili, sull'identità e contro le discriminazioni. Dall'altra, il lavoro, i salari, il costo della vita, la casa, la sanità e le disuguaglianze.
È proprio questa distanza tra le battaglie culturali e le preoccupazioni economiche quotidiane a rappresentare il vero terreno della contesa. Un tema che, con l'avvicinarsi delle prossime scadenze elettorali, potrebbe diventare sempre più centrale nel confronto tra Conte e Schlein e, più in generale, nella definizione degli equilibri del centrosinistra.