Tregua violata, accuse incrociate tra Kiev e Mosca
L'Ucraina denuncia 140 attacchi russi durante il cessate il fuoco proclamato da Putin per il Giorno della Vittoria. Mosca ribatte con 1.365 presunte infrazioni ucraine
La tregua non ha retto neppure un giorno. Il cessate il fuoco annunciato dal presidente russo Vladimir Putin in occasione del Giorno della Vittoria si è trasformato in un nuovo capitolo di reciproche accuse tra Mosca e Kiev, mentre i combattimenti, secondo fonti ucraine, non si sono mai davvero interrotti.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che nella sola notte trascorsa le forze di Kyiv hanno subìto ben 140 attacchi russi lungo l'intero fronte. «Difenderemo il nostro popolo», ha scandito Zelensky, senza lasciare spazio ad ambiguità sull'intenzione di rispondere a ogni provocazione. Il capo di stato ucraino ha così respinto la narrativa di Mosca, secondo cui la tregua sarebbe stata rispettata da parte russa.
«La scorsa notte abbiamo subito 140 attacchi. Difenderemo il nostro popolo.»
— Volodymyr Zelensky
Il Cremlino, da parte sua, ha rovesciato le accuse. Il Ministero della Difesa russo ha contabilizzato 1.365 presunte violazioni della tregua imputabili alle forze di Kyiv, promettendo che Mosca «risponderà» a ciascuna di esse. Uno scontro di cifre e narrazioni che, nelle parole di entrambe le capitali, legittima la propria condotta militare e criminalizza quella avversaria.
La situazione diplomatica si complica ulteriormente guardando al fronte mediorientale. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha assicurato che il cessate il fuoco con l'Iran resta in vigore, dopo che Teheran aveva accusato Washington di averlo violato con attacchi a navi nello Stretto di Hormuz. Trump, tuttavia, non ha rinunciato al consueto tono ultimativo: ha avvertito che, qualora l'Iran non firmasse un accordo definitivo, gli Stati Uniti sarebbero pronti a colpire. Un messaggio che suona più come un'ingiunzione che come un'apertura diplomatica.
La giornata conferma, dunque, una dinamica ormai consolidata: i cessate il fuoco si annunciano per ragioni simboliche o di propaganda, ma raramente reggono alla prova dei fatti sul terreno. Mentre i negoziati restano lontani e le posizioni si irrigidiscono, sono le popolazioni civili a pagare il prezzo più alto di una guerra che non accenna a trovare una via d'uscita.