Terremoto sulla legge elettorale: i franchi tiratori affossano le preferenze, Meloni "tradita" in Aula

L'emendamento su cui la premier aveva "messo la faccia" respinto per un solo voto al segreto. Opposizioni in piedi: "Dimissioni, si torni alle urne"

A cura di Glauco Valentini Redazione
15 luglio 2026 07:41
Terremoto sulla legge elettorale: i franchi tiratori affossano le preferenze, Meloni "tradita" in Aula -
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Una giornata di trattative, un accordo che sembrava blindato e una sera di sconfitta bruciante per la maggioranza. Alla Camera è saltato l'emendamento firmato da Fratelli d'Italia, Noi Moderati e Udc sulla riforma della legge elettorale, quello che introduceva capilista bloccati e fino a tre preferenze esprimibili in scheda. Il testo non ha superato lo scrutinio segreto: 187 sì contro 188 no, un solo voto di scarto.

Eppure in mattinata la strada sembrava spianata: Lega e Forza Italia avevano annunciato il via libera, dopo settimane di tensioni interne sul ritorno delle preferenze. Ma quando l'Aula ha chiesto la votazione segreta - concessa su istanza delle opposizioni - qualcosa si è rotto nella maggioranza. Una trentina di franchi tiratori, secondo le prime stime circolate a Montecitorio, avrebbero silurato il provvedimento.

La premier Giorgia Meloni, che aveva rilanciato la sfida alle opposizioni proponendo un voto palese per "metterci la faccia", non ha nascosto la delusione a urne chiuse, parlando di una vittoria della "palude" e ammettendo che nella maggioranza sono mancati diversi voti. Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, ha escluso responsabilità del proprio partito, mentre Forza Italia ha respinto allo stesso modo i sospetti. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha già annunciato che a Palazzo Madama, dove il regolamento non prevede il voto segreto su questo punto, la maggioranza avrà una seconda occasione per correggere il testo.

Diversa l'atmosfera tra i banchi dell'opposizione, esplosi in cori di "dimissioni" ed "elezioni" al momento della proclamazione del risultato. M5S, Avs, Pd, Italia Viva e Più Europa hanno poi ritirato quasi tutti i propri emendamenti per protesta, giudicando la prosecuzione dei lavori una farsa, con l'eccezione delle proposte su fuorisede e italiani all'estero. Nella notte la Camera ha comunque proseguito l'esame della legge elettorale, nel tentativo della maggioranza di contenere i danni politici di una sconfitta che riapre interrogativi sulla tenuta della coalizione di governo.

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