Strage al Constellation, i feriti italiani: “Uscite chiuse, nessuna indicazione. Jessica è scappata”
Le testimonianze raccolte dagli inquirenti romani delineano un quadro univoco: vie di fuga sbarrate, estintori inutilizzati e materiali non ignifughi
Le voci dei feriti italiani sopravvissuti alla tragedia del Constellation di Crans Montana convergono tutte nella stessa direzione. Nei verbali raccolti dagli inquirenti romani, incaricati di ricostruire quanto accaduto la notte del 31 dicembre, emerge un racconto drammatico e coerente: le uscite di sicurezza del locale erano chiuse, nessuno del personale avrebbe fornito indicazioni durante le prime fasi dell’incendio e gli estintori non sarebbero stati azionati.
Secondo quanto riferito dai giovani presenti nel locale, le fiamme si sarebbero propagate “in pochi minuti”, alimentate dall’assenza di materiali ignifughi e da un ambiente che si è trasformato rapidamente in una trappola. “Non c’era modo di capire dove andare, il fumo era ovunque”, racconta uno dei feriti.
Tra le testimonianze raccolte, ricorre anche il nome di Jessica Moretti, figura legata alla gestione del locale. “Jessica? È scappata”, avrebbe dichiarato uno dei ragazzi, sottolineando l’assenza di coordinamento e di personale in grado di guidare l’evacuazione.
Gli inquirenti definiscono queste versioni “sovrapponibili” e “univoche”: un quadro che, se confermato, aggraverebbe le responsabilità sulla gestione della sicurezza del locale e sulle condizioni in cui si trovavano le vie di fuga.
Le indagini proseguono per accertare eventuali omissioni, verificare la conformità delle strutture e ricostruire con precisione la dinamica di una notte che si è trasformata in tragedia.