Stop all’area a caldo dell’ex Ilva: i giudici accolgono il ricorso dei cittadini di Taranto

Il Tribunale civile di Milano ordina la sospensione dell’attività per i “rischi attuali” alla salute. Il decreto non è immediatamente esecutivo e diventerà operativo solo in assenza di impugnazione

A cura di Glauco Valentini Redazione
26 febbraio 2026 11:47
Stop all’area a caldo dell’ex Ilva: i giudici accolgono il ricorso dei cittadini di Taranto - © Ansa
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Il Tribunale civile di Milano ha disposto la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto, accogliendo il ricorso presentato da un gruppo di residenti del Comune. I giudici hanno rilevato la presenza di “rischi attuali di pregiudizi alla salute”, ritenendo necessario intervenire sul funzionamento dell’impianto per tutelare la popolazione esposta.

Il provvedimento, emesso dalla sezione specializzata in materia di impresa, prevede la sospensione a partire dal 24 agosto 2026, ma non è immediatamente esecutivo: diventerà operativo solo se non verrà impugnato dalle parti coinvolte.

Le motivazioni

Secondo quanto riportato dai giudici, la decisione si fonda sulla valutazione di parametri ambientali e sanitari ritenuti critici, tra cui monitoraggi delle polveri sottili e gestione delle emissioni. La sospensione comporta anche una parziale disapplicazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2025, ritenuta insufficiente a garantire la piena tutela della salute pubblica.

Il contesto: l’incidente della sera precedente

La decisione arriva all’indomani di un episodio verificatosi nello stabilimento di Taranto, dove si è registrata una perdita accidentale di azoto, subito riparata. L’incidente non ha avuto conseguenze gravi, ma ha contribuito a riaccendere l’attenzione sulle condizioni di sicurezza dell’impianto e sul suo impatto ambientale.

Le prossime mosse

Il decreto potrà essere impugnato, e l’eventuale ricorso determinerà i tempi e le modalità di applicazione della sospensione. Nel frattempo, la decisione rappresenta un nuovo capitolo nella lunga e complessa vicenda dell’ex Ilva, da anni al centro di tensioni tra esigenze produttive, tutela dell’occupazione e diritto alla salute dei cittadini.

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