Seggi chiusi in Ungheria, affluenza record: Orbán sfidato da Magyar, l’Europa trattiene il respiro
Scontro decisivo per il futuro politico del Paese: alta partecipazione, accuse incrociate e risultati attesi in serata
Seggi chiusi in Ungheria per elezioni che si annunciano tra le più decisive degli ultimi anni. A colpire è soprattutto l’affluenza: già alle ore 17 aveva superato il 74%, un dato record che testimonia la forte mobilitazione dell’elettorato in un momento cruciale per il futuro politico del Paese.
Il voto è stato seguito con grande attenzione anche a livello internazionale. L’Europa osserva con apprensione l’esito del confronto tra il primo ministro uscente Viktor Orbán e lo sfidante Péter Magyar, figura emergente dell’opposizione, considerato fino alla vigilia favorito in diversi sondaggi.
In mattinata, dopo aver votato a Budapest, Orbán ha respinto l’idea che questa possa essere la sua ultima corsa elettorale: “Sono giovane, non è la mia ultima elezione, sono qui per vincere”, ha dichiarato, mostrando fiducia nonostante il clima incerto.
Dall’altra parte, Magyar ha rilanciato con determinazione: “Vinceremo noi, l’unica incognita è se con una maggioranza semplice o con quella assoluta”, ha affermato, sottolineando l’ottimismo del suo schieramento.
La giornata elettorale è stata però segnata anche da tensioni. Entrambi i fronti hanno denunciato presunte irregolarità, parlando di brogli e pressioni nei seggi, accuse che contribuiscono ad aumentare il clima di incertezza attorno al voto.
I primi risultati sono attesi in serata e potrebbero delineare rapidamente un quadro chiaro. In gioco non c’è solo la guida del Paese, ma anche il suo ruolo all’interno dell’Unione Europea, in un momento storico segnato da profonde divisioni politiche e strategiche.