Referendum sulla giustizia, le Corti d’Appello bocciano la riforma: “Non è accettabile mettere in dubbio la terzietà dei giudici”
Dall’apertura dell’Anno giudiziario arriva un fronte critico compatto contro il referendum
Le inaugurazioni dell’Anno giudiziario nei principali distretti italiani si trasformano in un chiaro segnale di dissenso nei confronti del referendum sulla giustizia. Dai vertici delle Corti d’Appello arriva un messaggio netto: la riforma proposta rischia di minare la credibilità e l’indipendenza della magistratura.
A Milano, il presidente della Corte d’Appello Giuseppe Ondei respinge con fermezza l’idea che i giudici non siano terzi e imparziali. «Non è accettabile che si metta in discussione un principio fondante dello Stato di diritto», afferma nel suo intervento.
Sulla stessa linea la Procuratrice generale Francesca Nanni, che definisce il progetto «una riforma punitiva», sottolineando come il clima generato dal dibattito rischi di delegittimare l’intero sistema giudiziario. Da Napoli, il procuratore Nicola Gratteri ribadisce il proprio dissenso, mentre analoghe posizioni arrivano anche da Palermo e Genova, delineando un fronte critico diffuso e trasversale.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio respinge ogni accusa di ostilità verso la magistratura. «Non c’è alcun intento persecutorio», chiarisce, aggiungendo che la riforma «non avrà effetti politici» e che l’obiettivo è migliorare l’efficienza del sistema. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano invita invece a mantenere un «confronto civile», condannando l’uso di «slogan falsi» che rischiano di alimentare tensioni inutili.
Accanto al dibattito sul referendum, dai distretti giudiziari emergono preoccupazioni crescenti su due fenomeni in forte aumento: la delinquenza minorile e i femminicidi. Un allarme che i magistrati chiedono di affrontare con strumenti adeguati, risorse e politiche di prevenzione, ricordando che la giustizia non può essere terreno di scontro ideologico ma un pilastro da rafforzare.