Pronto soccorso in affanno: nove su dieci senza personale e pazienti in barella per quasi un giorno

L’indagine Simeu fotografa un sistema sotto pressione: attese fino a 23 ore, ricorso ai gettonisti e integrazione territoriale ancora fragile

A cura di Glauco Valentini Redazione
07 maggio 2026 19:09
Pronto soccorso in affanno: nove su dieci senza personale e pazienti in barella per quasi un giorno - Repertorio
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Nove Pronto Soccorso su dieci risultano sottorganico, costretti a coprire i turni con medici gettonisti, prestazioni aggiuntive e contratti libero‑professionali. È quanto emerge dall’indagine istantanea della Società Italiana di Medicina di Emergenza‑Urgenza (Simeu), condotta su un campione pari a circa 3 milioni di accessi nel 2025 e presentata al XIV Congresso nazionale di Napoli.

Il quadro è critico anche sul fronte del boarding: nel 70% delle strutture i pazienti restano in barella in attesa di un posto letto, con una permanenza media di 23 ore. Solo il 30% dei Pronto Soccorso non registra il problema.

Per il presidente Simeu Alessandro Riccardi, il ricorso ai gettonisti «non è più accettabile come modello strutturale». Servono interventi su retribuzioni, riconoscimento professionale, tutele previdenziali e sulla valorizzazione del lavoro usurante, oltre a un miglioramento dell’organizzazione interna.

L’indagine segnala anche un aumento degli accessi: +3% sul 2024 e +6% sul 2023, mentre i ricoveri restano stabili al 13%. Il boarding, sottolinea Simeu, «lede la dignità dei pazienti e provoca un danno morale agli operatori», contribuendo agli abbandoni dal settore.

Sul fronte dell’integrazione con la rete territoriale il quadro è disomogeneo: i ricoveri diretti in strutture come ospedali di comunità o case di riposo rappresentano appena lo 0,7% degli accessi. Nel 38% dei Pronto Soccorso il dato non è disponibile, segnalando una persistente “zona d’ombra” nella programmazione dei flussi. La collaborazione con la sanità territoriale è stabile solo nel 36% dei casi; più equilibrato, ma fragile, il rapporto con i servizi sociali, dove la cooperazione è efficace solo nella metà delle strutture.

Per Riccardi, la continuità assistenziale tra ospedale e territorio «è il pilastro del futuro del Servizio sanitario nazionale», ma senza sistemi di integrazione adeguati «la pressione sui Pronto Soccorso diventerà insostenibile».

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