Paesi Bassi, ripartono i trasferimenti di migranti verso l’Italia
La decisione riguarda chi è arrivato dopo il 12 giugno, data di applicazione del nuovo Patto Ue sulla migrazione e l’asilo
I Paesi Bassi procederanno con i trasferimenti verso l’Italia dei migranti nel rispetto delle regole previste dal nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, entrato in applicazione il 12 giugno 2026. La decisione riguarda i cosiddetti dublinanti, ovvero le persone che, dopo essere state registrate in un Paese di primo ingresso, si sono successivamente spostate in un altro Stato membro.
Secondo quanto riferito dai media olandesi, citando una portavoce del ministro per l’Asilo Bart van den Brink, i trasferimenti verso l’Italia riguarderanno esclusivamente i migranti arrivati dopo il 12 giugno. Chi era entrato nel Paese prima dell'entrata in applicazione del nuovo Patto, invece, non sarà interessato dalla misura.
«Stiamo ripartendo da zero», avrebbe spiegato van den Brink, secondo quanto riportato dalla testata AD.
Il ministero olandese della Giustizia e della Sicurezza ha confermato che, con l'entrata in vigore del nuovo quadro europeo, gli Stati membri sono tenuti ad applicarne le disposizioni. Sono quindi già in corso contatti con le autorità italiane per definire una procedura efficace per effettuare i trasferimenti.
La questione è stata affrontata anche nel corso dell'incontro che van den Brink ha avuto questa settimana con il ministro dell'Interno italiano Matteo Piantedosi.
I Paesi Bassi si aggiungono così alla lista degli Stati europei che hanno annunciato la volontà di riattivare i trasferimenti verso l'Italia. Germania, Svizzera e Austria hanno già assunto iniziative in questo senso, mentre Finlandia e Svezia hanno comunicato l'intenzione di applicare le nuove regole. La Svezia ha inoltre fatto sapere di aver già avviato i trasferimenti.
La nuova disciplina europea è entrata in applicazione il 12 giugno e introduce un sistema comune per la gestione delle procedure di asilo, dei controlli alle frontiere e della responsabilità degli Stati membri nella gestione dei flussi migratori.