"San Paolo camerata": l'uscita di Vannacci scatena le proteste della Chiesa

“Le Sacre Scritture non sono un manifesto politico”

A cura di Redazione Redazione
20 agosto 2026 12:49
"San Paolo camerata": l'uscita di Vannacci scatena le proteste della Chiesa - Roberto Va
Roberto Va
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Le parole di Roberto Vannacci su San Paolo fanno infuriare parte della Chiesa. Il generale e leader di Futuro Nazionale, nei giorni scorsi, ha definito l'apostolo delle genti, una delle figure centrali della storia cristiana, un “camerata”, collegando inoltre a un presunto “principio economico paolino” la frase attribuita a San Paolo: “chi non vuol lavorare neppure mangi”.

A protestare pubblicamente sono stati undici sacerdoti aderenti alla Fondazione Interesse Uomo, realtà attiva tra Sicilia e Basilicata nel contrasto all'usura e al sovraindebitamento. In una lettera indirizzata a Vannacci, i sacerdoti hanno espresso “profondo dissenso e sconcerto”, sottolineando che “le Sacre Scritture non si prestano a essere ridotte a un manifesto politico”.

Nella lettera viene contestata in particolare l'interpretazione fornita dal generale delle parole dell'apostolo Paolo, utilizzate per sostenere l'abolizione o il forte ridimensionamento dei sussidi sociali. Secondo i sacerdoti, il messaggio paolino non può essere trasformato in uno strumento di legittimazione di una determinata linea politica.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Movimento dei Cristiani Riformisti. Il presidente Antonio Mazzocchi ha accusato Vannacci di aver commesso “un grave errore di valutazione”, confondendo l'esortazione di San Paolo a una vita spirituale e morale migliore con un “rigido ordine militaresco”. Secondo Mazzocchi, ridurre il messaggio paolino a una sorta di disciplina di caserma significa dimostrare “una totale mancanza di comprensione del testo sacro, o peggio ancora una totale ignoranza”. La conclusione è affidata a una battuta: “Scherzi con i fanti ma lasci stare i santi”.

Non è la prima volta che esponenti della Chiesa prendono pubblicamente le distanze dalle posizioni espresse da Vannacci. Nei mesi scorsi, il vescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, alla vigilia della visita di Papa Leone XIV a Lampedusa del 4 luglio, aveva indicato il viaggio del Pontefice come un messaggio contrario alla proposta di “remigrazione” sostenuta dal generale e da altre forze politiche della destra radicale.

Posizioni critiche nei confronti delle idee di Vannacci erano arrivate anche da altre diocesi, tra cui quelle di Bolzano e Prato. Particolarmente dura era stata, circa due anni fa, la reazione di monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Cei, dopo le dichiarazioni del generale sulla possibilità di istituire classi separate per gli studenti con disabilità. “Queste idee ci riportano ai periodi più bui della nostra storia”, aveva commentato Savino.

La distanza tra il mondo ecclesiale e Futuro Nazionale è emersa anche in occasione della presenza di Mario Borghezio, esponente vicino alle posizioni vannacciane, alla consacrazione a Econe di nuovi vescovi lefebvriani, episodio legato alla frattura tra il movimento tradizionalista e il Vaticano. Una partecipazione che aveva suscitato perplessità anche all'interno dello stesso partito del generale.

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