Navi bloccate nello Stretto di Hormuz, vola il petrolio. Cresce il rischio di escalation globale
Tra petroliere ferme, voli cancellati e accuse incrociate tra Mosca, Pechino e Washington, l’Europa teme ritorsioni mentre il Brent schizza verso l’alto
Centinaia di petroliere e navi cariche di gas naturale liquefatto sono ferme ai margini dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo. La chiusura decisa dai Pasdaran iraniani, dopo le tensioni seguite alla morte della guida suprema Khamenei, sta paralizzando una rotta da cui transita fino a un quinto del petrolio mondiale. Le imbarcazioni, secondo stime citate da Al Jazeera e Reuters, si sono raggruppate in acque aperte al largo di Iraq, Arabia Saudita e Qatar, in attesa di ordini e condizioni di sicurezza più chiare.
L’impatto sui mercati è immediato: il Brent registra un balzo del 10% e tocca quota 80 dollari al barile, mentre l’Opec+ annuncia un aumento della produzione di 206mila barili al giorno per aprile. Una misura che, secondo gli analisti, non sarà sufficiente a compensare il blocco di una delle principali arterie energetiche del pianeta.
La crisi si estende anche ai cieli. L’Agenzia europea per l’aviazione ha raccomandato a tutte le compagnie di evitare l’intera area “a tutti i livelli e le altitudini di volo” almeno fino al 2 marzo, provocando migliaia di cancellazioni e un effetto domino sulle rotte internazionali.
Sul fronte geopolitico, la tensione cresce. Il presidente russo Vladimir Putin parla di “cinico assassinio” di Khamenei, accusando gli Stati Uniti di aver oltrepassato ogni limite del diritto internazionale. Una linea condivisa da Pechino, che denuncia un’escalation “pericolosa e destabilizzante”. Washington respinge le accuse, mentre Donald Trump liquida le preoccupazioni: “Non sono preoccupato per nulla. Faccio solo ciò che è giusto”.
In Europa, intanto, i ministri degli Esteri sono stati convocati d’urgenza per valutare il rischio di possibili rappresaglie e definire una risposta comune. Con un terzo del petrolio via mare potenzialmente a rischio e il traffico aereo compromesso, l’Unione teme un nuovo shock energetico e un ulteriore deterioramento della sicurezza globale.