Meta condannata a pagare oltre 900 milioni di dollari

Un giudice del New Mexico dispone un fondo da 567 milioni per i danni ai minori, che si aggiunge ai 375 milioni già stabiliti da una giuria

A cura di Glauco Valentini Redazione
07 agosto 2026 11:25
Meta condannata a pagare oltre 900 milioni di dollari - © Afp
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Un giudice del New Mexico ha inflitto a Meta Platforms, la società madre di Facebook, Instagram e WhatsApp, una nuova sanzione che porta il conto complessivo oltre i 900 milioni di dollari. Il giudice ha stabilito che le piattaforme dell'azienda hanno contribuito in modo significativo alla crisi di salute mentale tra gli adolescenti del New Mexico, definendo Meta una "public nuisance", una minaccia per la collettività.

Il giudice Bryan Biedscheid ha disposto che Meta debba istituire un fondo di risarcimento da 567 milioni di dollari, che si aggiunge ai 375 milioni di sanzioni civili già stabiliti da una giuria lo scorso marzo. Del nuovo fondo, la parte più consistente, 420 milioni di dollari, sarà destinata a servizi di trattamento per i giovani, mentre il resto finanzierà attività di prevenzione, screening e altri interventi nei prossimi cinque anni.

Oltre al risarcimento economico, la sentenza impone a Meta di rafforzare la verifica dell'età nello Stato, limitare gli utenti minorenni a un totale di 90 ore mensili tra Facebook e Instagram, disattivare la maggior parte delle notifiche push per i minori durante la notte e l'orario scolastico, e nascondere di default il conteggio dei "mi piace" a meno che un genitore non lo autorizzi.

La vicenda giudiziaria trae origine da una causa promossa dal procuratore generale del New Mexico, Raúl Torrez, che aveva accusato Meta di non aver adeguatamente protetto i giovani utenti da contenuti sessualmente espliciti e di aver reso troppo facile il contatto tra minori e predatori sulle proprie piattaforme. Meta ha fatto sapere di non essere d'accordo con la decisione e di voler presentare appello.

Il caso rientra tra le migliaia di azioni legali che Meta deve affrontare da parte di procure statali, distretti scolastici e privati cittadini, e viene considerato da diversi osservatori un possibile precedente per future cause simili contro i colossi dei social media.

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