Meloni valuta un mini rimpasto: tra le ipotesi anche Zaia ministro
Dopo la sconfitta al referendum si apre il risiko delle nomine: focus su giustizia e partecipate. Intanto il governo convoca le imprese sulla Transizione 5.0
Dopo la recente sconfitta al referendum, nel governo guidato da Giorgia Meloni prende forma l’ipotesi di un mini rimpasto. Una possibilità che, pur non ancora ufficializzata, viene ormai considerata concreta negli ambienti politici, dove si discute di un possibile riassetto di alcune posizioni chiave dell’esecutivo.
Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza spicca quello di Luca Zaia, attuale presidente della Regione Veneto, che potrebbe essere coinvolto in un incarico ministeriale. Si tratterebbe di una scelta significativa, sia per il peso politico di Zaia sia per gli equilibri interni alla maggioranza.
Parallelamente, il governo starebbe valutando anche la copertura della posizione di viceministro della Giustizia. In questo caso, l’orientamento sarebbe quello di individuare una figura tecnica, possibilmente un magistrato che si sia espresso a favore del “sì” al referendum, nel tentativo di rafforzare il profilo istituzionale e dialogante del dicastero.
Il possibile rimpasto si inserisce in un contesto più ampio di ridefinizione degli assetti, che include anche il delicato capitolo delle nomine nelle società partecipate. In particolare, l’attenzione è puntata su Leonardo, uno dei principali gruppi industriali italiani, per il quale si prospettano decisioni strategiche rilevanti nelle prossime settimane.
Sul fronte economico, intanto, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha convocato per mercoledì 1° aprile un tavolo di confronto con le principali associazioni nazionali d’impresa. Al centro della discussione ci sarà il credito d’imposta legato al piano Transizione 5.0, misura cruciale per sostenere l’innovazione e la competitività del sistema produttivo.
La convocazione arriva all’indomani delle critiche espresse da Confindustria, che ha lamentato un taglio delle risorse destinate al piano, chiedendo al governo “una risposta chiara, rapida e coerente con gli impegni presi”. Il confronto si preannuncia quindi decisivo per chiarire le intenzioni dell’esecutivo e rassicurare il mondo imprenditoriale.