Manovra, pensioni e stipendi al centro del confronto tra le forze di maggioranza
Forza Italia punta su detassazione e giovani, la Lega rilancia la pensione anticipata a 64 anni
L'Italia invecchia e la crisi demografica pesa sempre di più sui conti pubblici. Un abitante su quattro ha più di 65 anni e la spesa per le pensioni supera già il 15% del Prodotto interno lordo, raggiungendo quota 366,54 miliardi di euro. Secondo le stime del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), nel 2027 la spesa previdenziale è destinata ad aumentare di oltre 14,7 miliardi a legislazione vigente, in assenza di nuovi interventi sul sistema.
In questo quadro si inserisce l'ipotesi, riportata da alcuni organi di stampa, di una stretta sulle rivalutazioni degli assegni pensionistici più elevati. Al momento, tuttavia, non emergono riscontri concreti all'interno della maggioranza. La legge di bilancio resta ancora da definire, mentre le richieste dei partiti si moltiplicano e rendono più complesso individuare le risorse necessarie per finanziare gli interventi.
Il vicepremier Antonio Tajani ha ribadito le priorità di Forza Italia: introdurre una no tax area per i giovani fino a 35 anni e detassare le tredicesime per i lavoratori con redditi bassi e per i pensionati. "C'è un diritto a non emigrare" e un diritto ad "arrivare a fine mese", ha sottolineato il leader azzurro, indicando nella riduzione della pressione fiscale uno degli obiettivi centrali del partito.
Sul fronte della previdenza, la Lega punta invece sulla possibilità di andare in pensione a 64 anni, con il ricalcolo contributivo dell'assegno. A rilanciare la proposta è stato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, che in un'intervista a Qn l'ha indicata come una misura potenzialmente estendibile a tutti. "Credo che possa dare una risposta importante, favorendo anche il ricambio generazionale", ha dichiarato.
Per sostenere i redditi dei più giovani, la proposta leghista prevede inoltre una tassazione al 5% per i primi cinque anni sugli aumenti di stipendio. Un'ipotesi che guarda anche alle priorità del ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, impegnato nella ricerca di misure compatibili con i vincoli di bilancio.
Durigon è tornato anche sul tema delle bollette, proponendo un possibile price cap sul modello delle iniziative adottate da Eni e da altre compagnie nel settore dei carburanti. L'idea è introdurre un tetto alle tariffe aggiornabile in base all'andamento del mercato. "Penso a un tetto con tariffe aggiornate, che possano cambiare in relazione all'andamento del mercato", ha spiegato il sottosegretario, aggiungendo che è già in corso un dialogo con società come Enel ed Eni per individuare una soluzione condivisa.
Tra le ipotesi allo studio per contribuire alla copertura della manovra figura anche un apporto da parte di banche e assicurazioni. Il governo auspica un contributo volontario del settore e il vicepremier Matteo Salvini ha indicato in almeno 5 miliardi di euro l'obiettivo da raggiungere.
Forza Italia esclude però il ricorso a una nuova imposta sugli extraprofitti. "Abbiamo imposto una scelta diversa, non perché non vogliamo che diano un contributo allo Stato, ma è il metodo che abbiamo imposto, cioè di dialogo e confronto senza imporre tasse", ha affermato Tajani, definendo «odiosa» una tassa di questo tipo.
I prossimi passaggi istituzionali contribuiranno a delineare il quadro della manovra. Domani è prevista l'audizione del ministro Giorgetti davanti alle commissioni riunite di Camera e Senato. Il giorno successivo il Consiglio dei ministri esaminerà il Documento di finanza pubblica da trasmettere a Bruxelles, che definirà la cornice entro cui si muoverà la legge di bilancio.
Il Parlamento sarà inoltre chiamato a votare la risoluzione sul Dpfp e sullo scostamento di bilancio da 28,8 miliardi di euro, collegato all'attivazione della clausola di salvaguardia europea per la difesa e l'energia (Nec).
Il Partito democratico ha già annunciato la propria contrarietà. La segretaria Elly Schlein, intervenuta al Forum di Confesercenti, ha contestato le priorità di spesa del governo: "Siamo contrari. La priorità è stata aumentare la spesa militare di 14 miliardi per raggiungere il 5% del Pil. Anziché portare la spesa militare al 5%, noi dobbiamo portare la sanità al 7% del Pil".