Israele rivendica 1.200 raid contro obiettivi iraniani. Pechino e Mosca: “Violato il diritto internazionale”
La Cina condanna l’attacco che ha portato alla morte della Guida Suprema iraniana. Putin parla di “assassinio”. Intanto oltre 150 petroliere restano bloccate al largo dello Stretto di Hormuz
L’esercito israeliano ha annunciato di aver sganciato più di 1.200 bombe su obiettivi iraniani dall’inizio del conflitto, intensificando una campagna militare che sta provocando reazioni sempre più dure sulla scena internazionale.
La condanna più netta arriva da Pechino, che definisce “inaccettabile” l’attacco condotto da Stati Uniti e Israele durante i negoziati in corso. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, in una conversazione con il collega russo Sergei Lavrov, ha accusato i due Paesi di aver violato il diritto internazionale e compromesso ogni tentativo di de-escalation.
Anche la Russia ha espresso una posizione durissima. In un messaggio di condoglianze al presidente iraniano Massud Pezeshkian, il presidente Vladimir Putin ha parlato apertamente di “assassinio” della Guida Suprema, condannando l’operazione e definendola un atto destabilizzante per l’intera regione.
Sul fronte economico, la tensione si riflette immediatamente sulle rotte energetiche. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, almeno 150 petroliere, comprese navi cariche di greggio e gas naturale liquefatto, hanno gettato l’ancora nelle acque internazionali del Golfo, oltre lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo. Il blocco rischia di avere ripercussioni significative sui mercati globali dell’energia.