Iran rifiuta Witkoff e punta su Vance: i raid continuano, Trump prepara un piano di pace in 15 punti
Fonti del Golfo al Telegraph: Teheran non vuole negoziare con gli emissari Kushner–Witkoff. Missili su Tel Aviv, nuove esplosioni a Teheran
Le tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti continuano a crescere mentre emergono nuovi dettagli sui tentativi di mediazione avviati nelle scorse settimane. Secondo quanto riferito da fonti del Golfo al Telegraph, la leadership iraniana avrebbe escluso la possibilità di sedersi al tavolo con Steve Witkoff e Jared Kushner, accusati di “tradimento” dopo gli attacchi che hanno colpito Teheran poche ore dopo i colloqui informali di febbraio.
Al loro posto, Teheran indicherebbe JD Vance come interlocutore preferito in caso di nuovi negoziati a Islamabad. Il vicepresidente, rimasto finora in gran parte silente sul conflitto, viene considerato da alcuni mediatori regionali una figura più accettabile per avviare un canale diplomatico.
Nel frattempo, la situazione militare continua a peggiorare. I missili lanciati dall’Iran hanno superato le difese dell’Iron Dome colpendo il centro di Tel Aviv, mentre l’esercito israeliano ha risposto con bombardamenti su obiettivi sensibili a Teheran. Nella notte, nuovi attacchi israeliani hanno provocato vittime anche in Libano.
La Repubblica islamica ha annunciato di aver esteso il raggio delle proprie operazioni, lanciando missili verso Israele, Kuwait, Bahrein e Giordania. Una mossa che conferma l’allargamento del conflitto e complica ulteriormente ogni tentativo di de‑escalation.
In questo quadro, la Casa Bianca starebbe lavorando a un piano di pace in 15 punti. Secondo fonti vicine al dossier, l’obiettivo sarebbe ottenere un cessate il fuoco e avviare un percorso negoziale multilaterale. Con la popolarità ai minimi nei sondaggi, il presidente Trump punta sulla diplomazia come possibile via d’uscita da una crisi che rischia di travolgere l’intera regione.
La trattativa, tuttavia, appare ancora lontana. Le parti continuano a scambiarsi accuse e raid, mentre i mediatori internazionali tentano di riaprire spiragli diplomatici in un contesto sempre più instabile.