Iran, no al piano Trump: cinque condizioni per la tregua. Ipotesi colloqui nel weekend
Teheran accusa Washington di bluff, chiede garanzie e apre solo al vicepresidente Vance. Mercati in rialzo sulla possibile riapertura di Hormuz
L’Iran respinge il piano in 15 punti proposto dagli Stati Uniti, giudicato da Teheran un possibile bluff, e mette sul tavolo cinque condizioni ritenute imprescindibili per avviare una tregua. Le richieste del regime includono lo stop «agli attacchi e agli assassinii» da parte di Stati Uniti e Israele, garanzie contro futuri conflitti, il pagamento dei danni di guerra, la cessazione dei combattimenti su tutti gli altri fronti che coinvolgono gruppi alleati e il riconoscimento della sovranità iraniana sullo stretto di Hormuz.
Sul fronte diplomatico, Teheran fa sapere di non voler più interloquire con Witkoff e Kushner, accusati di tradimento, e di preferire come referente il vicepresidente statunitense Vance. Washington, intanto, lavora per organizzare un nuovo round di colloqui nel fine settimana in Pakistan, Paese che insieme alla Turchia sta svolgendo il ruolo di mediatore. Parallelamente, però, gli Stati Uniti hanno inviato altri 2.000 paracadutisti in Medio Oriente, segnale di una strategia che alterna pressione militare e tentativi di dialogo.
I mercati finanziari reagiscono con ottimismo alle prospettive di un’intesa e alla possibile riapertura dello stretto di Hormuz: nelle ultime tre sedute le borse europee hanno recuperato complessivamente 413 miliardi di euro, fiutando un allentamento delle tensioni e un ritorno alla normalità nei flussi energetici.