Il Pentagono valuta operazioni di terra in Iran
Esplosioni a Teheran e nuovi lanci di missili verso i Paesi del Golfo alimentano l’escalation
Il Pentagono sta preparando piani per possibili operazioni di terra in Iran qualora il presidente statunitense Donald Trump decidesse di procedere con una nuova escalation militare. Secondo quanto riportato dal Washington Post, non si tratterebbe di un’invasione su larga scala, ma di una serie di incursioni mirate condotte da forze speciali e reparti di fanteria, concepite per durare settimane e colpire obiettivi strategici iraniani.
Esplosioni nella capitale iraniana
Nel frattempo, la tensione sul terreno continua a crescere. Due potenti esplosioni hanno scosso il nord di Teheran, nei pressi di un edificio riconducibile alle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Le deflagrazioni hanno alimentato ulteriormente il clima di allerta nella capitale, già sotto pressione per gli attacchi incrociati che stanno interessando diverse aree del Paese.
Missili e droni verso Kuwait ed Emirati
Le difese aeree di Kuwait ed Emirati Arabi Uniti hanno intercettato missili e droni lanciati dall’Iran, parte della massiccia risposta di Teheran agli attacchi statunitensi e israeliani. Negli ultimi giorni, infatti, le basi americane nel Golfo sono state più volte prese di mira, mentre le autorità locali hanno segnalato danni e feriti causati dalla caduta di detriti intercettati.
Un conflitto che si allarga
Il quadro complessivo mostra un conflitto in rapida espansione, con attacchi reciproci che coinvolgono non solo Iran, Stati Uniti e Israele, ma anche Paesi del Golfo costretti a difendersi da lanci missilistici e droni. Le operazioni militari statunitensi e israeliane, avviate a fine febbraio, hanno colpito diverse città iraniane, mentre Teheran continua a rivendicare la capacità di rispondere con forza e di mantenere aperti fronti multipli.
Prospettive incerte
La possibilità di operazioni di terra da parte degli Stati Uniti rappresenta un ulteriore salto di qualità nel conflitto, con potenziali conseguenze imprevedibili per la stabilità regionale. Mentre Washington valuta le prossime mosse, la situazione sul campo rimane estremamente fluida, con il rischio concreto di un allargamento delle ostilità.