Hormuz, gli Usa bloccano lo stretto: tensione globale sull’energia
Ghalibaf avverte: “Rimpiangerete questi prezzi”. L’UE vara un piano ma esclude deroghe al Patto di stabilità
Gli Stati Uniti hanno imposto un blocco strategico nello Stretto di Hormuz, uno dei punti nevralgici per il traffico energetico globale, schierando 15 navi militari per controllare l’area. La mossa arriva dopo il fallimento dei negoziati a Islamabad e segna un nuovo picco nelle tensioni tra Washington e Teheran, con ripercussioni immediate sui mercati internazionali.
Secondo quanto dichiarato dall’ex presidente Donald Trump, l’Iran avrebbe tentato un riavvicinamento: “Teheran ci ha chiamato, vogliono un accordo”. Nonostante ciò, la situazione resta estremamente fragile. Nelle ultime ore, una portacontainer diretta a Dubai è stata la prima nave a transitare dopo l’annuncio del blocco, mentre una petroliera cinese ha attraversato lo stretto entrando nel Golfo dell’Oman, segnale di una circolazione ridotta ma non completamente interrotta.
Dal fronte europeo arriva una posizione critica. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito la chiusura “un danno”, annunciando contestualmente un nuovo piano energetico per affrontare l’emergenza. Bruxelles punta a rafforzare le forniture alternative di petrolio e gas, ma esclude per ora la sospensione del Patto di stabilità, scelta che potrebbe limitare i margini di manovra economica dei Paesi membri.
Intanto cresce l’allarme delle principali istituzioni internazionali. Fondo monetario internazionale, Banca mondiale e Agenzia internazionale dell’energia sottolineano come l’impatto della crisi colpisca “in modo sproporzionato i Paesi importatori di energia”, aggravando i costi di petrolio, gas e fertilizzanti.
A infiammare ulteriormente il clima è intervenuto il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha evocato scenari di forte rincaro: “Rimpiangerete i 4-5 dollari a gallone”. Una dichiarazione che alimenta i timori di una nuova crisi energetica globale, con effetti diretti su inflazione, produzione industriale e stabilità economica.
Il blocco di Hormuz, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, rappresenta dunque un punto di svolta potenzialmente decisivo. Mentre la diplomazia internazionale tenta di riaprire il dialogo, i mercati restano in tensione e il mondo osserva con crescente preoccupazione gli sviluppi di una crisi che rischia di avere conseguenze durature.