Gender gap in Italia: donne penalizzate su stipendi e pensioni, divario oltre il 25% nei salari

Secondo Inps, nel 2025 le pensioni femminili sono inferiori del 34% rispetto a quelle maschili; sul fronte retributivo il divario salariale si attesta al 25,65% (dati 2024)

A cura di Michela Alessi Redazione
23 giugno 2026 15:33
Gender gap in Italia: donne penalizzate su stipendi e pensioni, divario oltre il 25% nei salari -
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Le donne in Italia continuano a guadagnare meno degli uomini e, nel corso della vita lavorativa, finiscono per percepire anche pensioni sensibilmente inferiori.

Secondo gli ultimi dati contenuti nel INPS e nel più recente Rendiconto sociale, nel 2025 l’importo medio dei trattamenti di invalidità, vecchiaia e superstiti è stato pari a 1.876 euro mensili. Ma il divario di genere resta marcato: le pensioni femminili si attestano in media a 1.491 euro, contro i 2.260 euro degli uomini, con una differenza che sfiora il 34%.

La disuguaglianza non riguarda solo la fase pensionistica, ma parte già dal mercato del lavoro. Le retribuzioni, secondo gli ultimi dati disponibili aggiornati al 2024, mostrano un gap medio del 25,65% a svantaggio delle donne.

Un divario che attraversa tutti i settori economici e che, secondo le analisi INPS, è alimentato da una combinazione di fattori strutturali: carriere più frammentate, maggiore ricorso al part-time, interruzioni legate al lavoro di cura e minore accesso a posizioni dirigenziali.

Il fenomeno si riflette direttamente anche sugli assegni pensionistici. Le minori contribuzioni accumulate nel corso della vita lavorativa si traducono infatti in trattamenti più bassi, consolidando una disparità che tende ad ampliarsi con l’età.

Gli esperti sottolineano come il gender pay gap non sia solo una questione salariale, ma un indicatore più ampio di disuguaglianza economica e sociale. In Italia, nonostante alcuni segnali di miglioramento rispetto al passato, il divario resta tra i più persistenti in Europa.

Le istituzioni, a più livelli, indicano da tempo la necessità di interventi strutturali: dalla maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro alla riduzione del part-time involontario, fino al rafforzamento delle politiche di conciliazione tra vita professionale e familiare.

Resta però un dato di fondo: nel percorso lavorativo e previdenziale, le donne continuano a partire in condizioni di svantaggio che si riflettono fino al momento della pensione.

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