Ex Ilva, la Cassazione conferma lo stop all’area a caldo di Taranto
Respinti i ricorsi di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria. Al centro della decisione le emissioni industriali e la tutela della salute dei residenti
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi presentati da Acciaierie d’Italia e da Ilva in amministrazione straordinaria contro il provvedimento che dispone lo stop dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto.
La decisione conferma il blocco disposto dalla Corte d’Appello di Milano, intervenuta dopo il reclamo presentato da alcuni cittadini. I giudici avevano ordinato misure per affrontare le criticità ambientali dell’impianto, tra cui la rimozione dell’amianto ancora presente e gli interventi necessari a ricondurre le emissioni di polveri sottili entro livelli di sicurezza.
La pronuncia rappresenta un passaggio rilevante in una vicenda che da anni mette a confronto la continuità produttiva dello stabilimento, l’occupazione e la tutela della salute della popolazione residente.
Lo stop all’area a caldo riguarda il cuore del ciclo produttivo siderurgico, compresi gli impianti collegati alla produzione dell’acciaio. Le conseguenze operative e occupazionali dovranno essere affrontate nella gestione dello stabilimento e nei successivi interventi richiesti per rispettare le prescrizioni giudiziarie.
La decisione della Cassazione chiude il passaggio relativo ai ricorsi esaminati e rafforza il peso degli obblighi ambientali imposti all’ex Ilva. Restano centrali le questioni legate alla sicurezza degli impianti, alla bonifica e al futuro industriale del sito tarantino.