Donna sbranata, sei mesi dopo ancora nessun esito su autopsia e Dna
Intanto i cinque cani sequestrati, finora solo presunti responsabili, non hanno mai mostrato aggressività verso i volontari del canile che li accudiscono
Sono passati sei mesi dalla morte di Lucia Tognela, 59 anni, trovata il 23 aprile 2026 nei boschi della frazione di Trivigno, nel comune di Tirano (Sondrio), a circa 1800 metri di quota. E ancora non c’è una risposta ufficiale sulla domanda centrale: chi, o cosa, l’ha uccisa?
Le indiscrezioni sull’autopsia, riportate dai media, parlano di morte per shock emorragico dovuto ad aggressione violenta di animali. Ma di quale animale non è dato sapere. Il Dolomiti ha scritto che l’esito non indica per ora la responsabilità dei cinque cani sequestrati; Il Giorno ha riferito che la conferma non è arrivata dall’esame. Il proprietario degli animali, Valerio Ceconi, risulta indagato per omicidio colposo.
I cani, quattro dogo argentini e un incrocio, sono da allora ospitati in diversi canili e oggi si trovano al Canile Consortile di Sondrio, ciascuno in gabbia singola. Secondo fonti rimaste anonime, non hanno mai mostrato aggressività verso addetti e volontari, che li portano fuori al guinzaglio per sgambare. Lo stesso veterinario che li seguiva prima dei fatti li aveva descritti come docili anche in gruppo.
La Procura di Sondrio ha affidato gli accertamenti a più consulenti e, da fine luglio, ai carabinieri del Ris di Parma, che devono confrontare i reperti biologici e genetici prelevati sul corpo con i campioni dei cani. Al loro fianco lavora un veterinario forense, incaricato di studiare forma e natura dei morsi. Finora, però, nulla è stato reso pubblico, benché un’analisi del DNA richieda di norma circa quindici giorni, o anche meno.
Intanto, tra l’opinione pubblica non è mai venuto meno il sospetto che dietro la tragedia ci sia un orso, magari un’orsa a difesa dei cuccioli. Secondo chi avanza questa ipotesi, la documentazione fotografica mostrerebbe lacerazioni da artigli e morsi che nessun cane, nemmeno di grossa taglia, potrebbe provocare. Un’orsa con due cuccioli era stata avvistata giorni prima tra Trivigno e Aprica, circa 4 km in linea d’aria. Un orso era stato fototrappolato per due notti consecutive a Castello dell’Acqua (circa 20 km) dal 9 maggio 2025. A settembre 2025 una donna con i nipoti si era trovata a un’ottantina di metri da un esemplare a Lovero (meno di 6 km), e l’8 gennaio 2026 le impronte di un grosso plantigrado erano state fotografate a poche centinaia di metri dal luogo del ritrovamento.
Il confronto con il caso di Andrea Papi, il runner di 26 anni ucciso nell’aprile 2023 in Val di Sole dall’orsa JJ4, accompagnata da due cuccioli, è inevitabile. Anche Papi presentava ferite da artiglio, compatibili con quelle che si ritiene siano presenti sul corpo della donna di Trivigno. In quel caso i tempi furono rapidi: dopo due giorni i giornali riportavano indiscrezioni su DNA e autopsia, dopo sei giorni la Procura di Trento confermava la responsabilità di JJ4, e dopo quindici l’ISPRA dichiarava l’animale ad alta pericolosità e ne autorizzava la rimozione, anche con abbattimento.
Pur nel rispetto dei tempi degli inquirenti, si attende ora che sia chiarito quanto accaduto e che venga almeno resa nota la specie dell’animale, o degli animali, responsabili.