Dissidente russo ucciso in Polonia: arrestati due cittadini bielorussi per l’omicidio di Semyon Skrepetsky

L’artista e caricaturista anti-Cremlino è stato assassinato con cinque colpi di pistola vicino al confine con la Bielorussia

A cura di Redazione Redazione
16 giugno 2026 15:21
Dissidente russo ucciso in Polonia: arrestati due cittadini bielorussi per l’omicidio di Semyon Skrepetsky -
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Un nuovo caso scuote il mondo dell’opposizione russa all’estero. Semyon Skrepetsky, artista dissidente e noto critico del Cremlino, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco nella città polacca di Biała Podlaska, nell’est del Paese, a pochi chilometri dal confine con la Bielorussia. L’uomo, 44 anni, viveva in esilio in Polonia dal 2021 dopo aver lasciato la Russia a causa delle sue posizioni apertamente contrarie al regime di Vladimir Putin.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Skrepetsky è stato vittima di un vero e proprio agguato. L’assalitore avrebbe aperto il fuoco colpendolo inizialmente con tre proiettili; successivamente, una volta che la vittima era a terra, avrebbe esploso altri due colpi da distanza ravvicinata prima di fuggire. Le modalità dell’omicidio fanno ritenere agli inquirenti che si tratti di un’esecuzione pianificata. Sul luogo del delitto sono stati recuperati bossoli e munizioni compatibili con una pistola calibro 9 millimetri.

Nel corso delle indagini la polizia polacca ha fermato due cittadini bielorussi, mentre proseguono gli accertamenti per chiarire il loro eventuale ruolo nell’assassinio. Le autorità non escludono alcuna pista, anche se al momento non sono state rese note prove che colleghino direttamente il delitto a servizi segreti o organizzazioni riconducibili a governi stranieri. Alcuni media polacchi riferiscono che le verifiche si concentrano sui contatti e sugli spostamenti della vittima nei giorni precedenti all’omicidio.

Skrepetsky era conosciuto negli ambienti dell’opposizione russa per le sue caricature e performance artistiche contro i leader autoritari dell’area ex sovietica. Nei suoi lavori aveva spesso preso di mira Vladimir Putin, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko e il leader ceceno Ramzan Kadyrov, raffigurandoli in chiave satirica e provocatoria. Le sue opere avevano attirato sia consenso tra gli oppositori del Cremlino sia pesanti minacce da parte di ambienti filorussi.

Pochi giorni prima della morte, l’artista aveva partecipato a una manifestazione davanti all’ambasciata russa di Berlino, esibendo alcune delle sue opere più controverse. In passato aveva preso parte anche alle proteste organizzate a Venezia contro la riapertura del Padiglione Russia alla Biennale, schierandosi pubblicamente contro la guerra in Ucraina e contro la politica del Cremlino.

La sua uccisione riaccende il dibattito sulla sicurezza degli oppositori russi rifugiati all’estero. Negli ultimi anni diversi dissidenti, giornalisti e attivisti critici verso Mosca sono stati vittime di aggressioni, avvelenamenti o morti avvenute in circostanze controverse. Tuttavia, nel caso Skrepetsky, le autorità polacche invitano alla cautela e sottolineano che, al momento, non esistono elementi sufficienti per attribuire responsabilità politiche dietro l’omicidio.

L’inchiesta resta aperta e nelle prossime ore saranno decisivi gli interrogatori dei fermati e l’analisi del materiale raccolto dagli investigatori per fare luce su uno dei più gravi casi che hanno coinvolto un dissidente russo in Europa negli ultimi anni.

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