D’Ascola: “L’indipendenza della magistratura resti un caposaldo del sistema costituzionale”

All’inaugurazione dell’Anno Giudiziario in Cassazione, alla presenza del Presidente Mattarella, il Primo Presidente richiama istituzioni e politica a tutela dell’autonomia dei giudici e della dignità delle persone

A cura di Glauco Valentini Redazione
30 gennaio 2026 10:36
D’Ascola: “L’indipendenza della magistratura resti un caposaldo del sistema costituzionale” -
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All’inaugurazione dell’Anno Giudiziario in Cassazione, il Primo Presidente Pasquale D’Ascola ha posto al centro della sua relazione un tema che considera imprescindibile per la tenuta democratica del Paese: la tutela dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura.

“La preoccupazione della magistratura – ha affermato – è volta a garantire che resti effettiva l'indipendenza e l'autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale”. Un principio che, secondo D’Ascola, non rappresenta un vantaggio corporativo, ma la condizione necessaria affinché il giudice possa essere sempre imparziale.

Richiamando il ruolo della giurisdizione in una Costituzione fondata sull’uguaglianza sostanziale, il Primo Presidente ha sottolineato che la magistratura “sente di aver adempiuto il proprio dovere se il diritto, ogni diritto, ha effettiva tutela e non se è soltanto declamato”.

Il richiamo al dialogo tra istituzioni

D’Ascola ha invitato a “coltivare con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni”, condizione essenziale per un confronto sereno e costruttivo sul futuro della giustizia.

Alla cerimonia erano presenti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, i presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

Femminicidi, lavoro e carcere: le emergenze che interrogano la giustizia

Nella sua relazione, D’Ascola ha richiamato anche le principali criticità sociali che attraversano il Paese e che inevitabilmente si riflettono sull’attività giudiziaria.

Tra queste, i reati di violenza contro le donne e la “barbarie dei femminicidi”, la trasformazione del mondo del lavoro che genera insicurezza e un tragico bilancio di morti e infortuni, e la “piaga dei suicidi in carcere”.

Il Primo Presidente ha collegato tali fenomeni al tema più ampio della dignità della persona, definendola “il più irrinunciabile dei diritti fondamentali”. Una dignità che, ha ricordato, viene violata “nel cittadino privato iniquamente del lavoro, nell’indigente abbandonato, nel detenuto maltrattato, talora nel sofferente giunto a fine vita”.

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