Caso Regeni, in aula a Rebibbia il ricordo della battaglia per verità e giustizia
L’avvocata Alessandra Ballerini: “La famiglia Regeni ha lottato a mani nude contro il regime egiziano senza mai perdere dignità”
Si è svolta nell’aula bunker di Rebibbia una nuova udienza del processo che vede imputati quattro agenti dei servizi segreti egiziani per il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano trovato morto al Cairo il 3 febbraio 2016. Al centro dell’intervento in aula le parole dell’avvocata della famiglia, Alessandra Ballerini, che ha ricostruito il percorso umano e giudiziario dei genitori del giovane studioso.
Nel suo intervento, Ballerini ha sottolineato la determinazione della famiglia Regeni nel mantenere una posizione ferma ma lontana da ogni spirito di vendetta. «La famiglia Regeni ha lottato a mani nude contro il regime egiziano, ma non ha mai perso un briciolo di dignità», ha detto l’avvocata, evidenziando la resistenza dei genitori del ricercatore di fronte a una vicenda giudiziaria e diplomatica lunga e complessa.
L’avvocata ha poi ribadito un punto centrale della posizione della famiglia: il rifiuto dell’odio e della ricerca di punizioni come fine ultimo del procedimento. «Non si sono mai fatti contaminare dall’odio. Non hanno mai cercato vendette o punizioni, hanno solo chiesto verità e giustizia», ha aggiunto, richiamando il senso profondo della battaglia intrapresa dal 2016 a oggi.
Il processo in corso a Roma rappresenta uno dei passaggi più significativi nella vicenda giudiziaria legata alla morte di Giulio Regeni, su cui continuano a pesare le difficoltà di collaborazione giudiziaria tra Italia ed Egitto. Gli imputati, tutti appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani, sono accusati a vario titolo di reati gravissimi legati al sequestro e alla morte del ricercatore.
La vicenda Regeni rimane uno dei casi più delicati nei rapporti diplomatici tra i due Paesi e continua a suscitare forte attenzione dell’opinione pubblica italiana, che chiede ancora piena verità su quanto accaduto al giovane studioso dell’Università di Cambridge.