Caos sul decreto Sicurezza: il governo corre ai ripari, scontro con il Quirinale e opposizioni in rivolta

Sarà varato un provvedimento correttivo mentre si accelera l’approvazione del testo in scadenza. Critiche da avvocati e tensione istituzionale sul contenuto della norma sugli incentivi

A cura di Glauco Valentini Redazione
22 aprile 2026 07:55
Caos sul decreto Sicurezza: il governo corre ai ripari, scontro con il Quirinale e opposizioni in rivolta - © Ansa
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Clima incandescente alla Camera sul decreto Sicurezza, con il governo costretto a intervenire in corsa per correggere una delle norme più controverse del provvedimento. Al centro della polemica, l’incentivo previsto per i professionisti coinvolti nelle pratiche di rimpatrio volontario, che ha sollevato forti critiche sia sul piano tecnico sia politico.

Per evitare lo stop al testo, in scadenza il 25 aprile, l’esecutivo ha deciso di porre la fiducia per accelerarne l’approvazione, annunciando allo stesso tempo un decreto correttivo “contemporaneo”. A chiarirlo è stata la sottosegretaria Matilde Siracusano, spiegando che il nuovo intervento normativo servirà a modificare i punti più contestati.

Tra le novità previste, l’estensione della platea dei beneficiari dell’incentivo, che includerà anche i mediatori culturali. Inoltre, il compenso verrebbe riconosciuto anche nel caso in cui la procedura di rimpatrio non vada a buon fine, un aspetto che ha alimentato ulteriori perplessità.

La vicenda ha generato un’alta tensione istituzionale, con rilievi tecnici arrivati dal Quirinale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha respinto le accuse, difendendo l’impianto del decreto: “Non è un pasticcio. Trasformeremo le osservazioni in un testo ad hoc. Non c’erano i tempi per fare diversamente”.

Durissima la reazione delle opposizioni, che parlano di gestione confusa e forzature parlamentari. In segno di protesta, i gruppi di minoranza hanno occupato i banchi del governo in Aula, denunciando un uso improprio della fiducia e chiedendo il ritiro della norma contestata.

Critiche nette arrivano anche dal mondo forense. “Quella norma va cancellata”, affermano diversi rappresentanti degli avvocati, che giudicano inopportuno prevedere incentivi economici legati a pratiche di rimpatrio, soprattutto in assenza di esito positivo.

Il confronto resta aperto, mentre il governo tenta di chiudere rapidamente il dossier evitando ulteriori frizioni istituzionali e politiche.

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