Burqa vietato a scuola, Valditara: "Difendiamo la Costituzione". Cgil e Pd: "Solo propaganda"

Il ministro dell'Istruzione difende l'emendamento al ddl Sicurezza: "È una battaglia di dignità femminile". La Cgil parla di provvedimento punitivo e chiede lo ius scholae

A cura di Glauco Valentini Redazione
02 agosto 2026 13:18
Burqa vietato a scuola, Valditara: "Difendiamo la Costituzione". Cgil e Pd: "Solo propaganda" -
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Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara torna a difendere la sua proposta di vietare il burqa nelle scuole italiane, un emendamento che intende inserire nel ddl Sicurezza. Secondo il ministro, la misura serve a ribadire i principi di parità tra uomo e donna sanciti dalla Costituzione, e accusa Pd e Cgil di preferire le polemiche ai fatti concreti.

Valditara ha ricordato che divieti simili sono già in vigore in diversi Paesi europei e in alcuni Stati a maggioranza musulmana, richiamandosi inoltre a un'ampia giurisprudenza europea sul tema. In una precedente intervista al Corriere della Sera, il ministro aveva sostenuto che permettere il burqa a scuola significherebbe accettare una forma di discriminazione tra i sessi, di fatto negando alla studentessa la possibilità di essere pienamente riconosciuta e integrata nella comunità scolastica.

Durissima la replica della segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi, secondo cui la proposta del ministro parla in realtà di assimilazione forzata piuttosto che di reale integrazione. Fracassi ha criticato l'impostazione securitaria del provvedimento, che lega il divieto al ddl Sicurezza e prevede tra l'altro la minaccia di revocare il permesso di soggiorno ai genitori dei minori coinvolti, oltre al richiamo al decreto Caivano.

La sindacalista ha inoltre sollevato una contraddizione di fondo: se la scuola italiana riconosce quotidianamente questi ragazzi come propri studenti, sostiene Fracassi, allora lo Stato dovrebbe garantire loro anche il pieno riconoscimento della cittadinanza, rilanciando così la richiesta di introdurre lo ius scholae.

Lo scontro politico sul tema resta dunque apertissimo, con il governo che rivendica la misura come tutela dei diritti delle donne e le opposizioni che la bollano come propaganda securitaria.

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