Attivista di destra ucciso a Lione, polemica politica in Francia: assistente di un deputato LFI tra i sospettati
Il caso Deranque scuote la politica francese. Sospeso l’accesso parlamentare a un collaboratore di France Insoumise
La morte di Quentin Deranque, 23 anni, attivista di destra aggredito e ucciso giovedì scorso a Lione, ha innescato una forte ondata di polemiche in Francia. Secondo le prime ricostruzioni, il giovane sarebbe stato pestato da un gruppo riconducibile agli ambienti Antifa. L’episodio ha immediatamente acceso il dibattito politico, con accuse rivolte alla France Insoumise (LFI), il partito della sinistra radicale guidato da Jean-Luc Mélenchon.
La presidente dell’Assemblea Nazionale ha sospeso il diritto d’accesso al Parlamento di Jacques-Elie Favrot, assistente del deputato LFI Raphaël Arnault. Il nome di Favrot, secondo quanto riportato da diversi media francesi, sarebbe stato “citato da più testimoni” nell’ambito dell’inchiesta sull’aggressione mortale ai danni di Deranque. La misura è stata adottata in via cautelativa, in attesa degli sviluppi giudiziari.
Il governo francese, attraverso la sua portavoce, ha denunciato la “responsabilità morale” della France Insoumise nel contribuire a un clima di crescente violenza nel dibattito pubblico. LFI respinge ogni accusa e parla di strumentalizzazione politica.
L’eco della vicenda ha superato i confini francesi, arrivando anche in Italia. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha parlato di una “escalation di azioni criminali dell’estrema sinistra”. L’europarlamentare di Fratelli d’Italia Nicola Procaccini ha paragonato l’omicidio di Deranque a quello di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975, definendo entrambi “vittime di fuorilegge di sinistra”.
Le indagini sull’aggressione di Lione sono ancora in corso e le autorità francesi invitano alla prudenza in attesa di riscontri ufficiali. Nel frattempo, il caso continua ad alimentare tensioni politiche e un acceso confronto sul tema della violenza politica in Francia.