Addio al cardinale Camillo Ruini, protagonista della Chiesa italiana per oltre vent’anni
Aveva 95 anni. Fu presidente della CEI e vicario del Papa per la diocesi di Roma
È morto a 95 anni il cardinale Camillo Ruini, una delle figure più influenti della Chiesa italiana degli ultimi decenni. Nato a Sassuolo nel 1931, è stato presidente della Conferenza Episcopale Italiana dal 1991 al 2007 e vicario del Papa per la diocesi di Roma fino al 2008, diventando uno dei principali punti di riferimento del cattolicesimo italiano durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Considerato l’interprete della stagione dei cosiddetti “valori non negoziabili”, Ruini ha avuto un ruolo di primo piano nei dibattiti su bioetica, famiglia e fine vita. Tra le sue posizioni più discusse vi furono quelle sui casi di Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro, che lo resero una delle voci più autorevoli e controverse della Chiesa italiana.
Per anni fu considerato una vera e propria eminenza grigia capace di influenzare non solo gli equilibri ecclesiastici, ma anche quelli politici. Il suo rapporto con il mondo del centrodestra, e in particolare con Silvio Berlusconi, fu spesso al centro del dibattito pubblico. Negli ultimi anni aveva espresso apprezzamento anche nei confronti dell’azione politica della premier Giorgia Meloni.
Teologo e intellettuale di grande rilievo, Ruini è stato uno dei più stretti collaboratori di Giovanni Paolo II e viene ricordato anche come uno dei principali sostenitori dell’elezione di Benedetto XVI nel conclave del 2005. Anche dopo il ritiro dalla vita attiva, la sua voce ha continuato a pesare nel confronto culturale e religioso del Paese.
Con la sua scomparsa si chiude una delle stagioni più significative della Chiesa italiana contemporanea, segnata da una forte presenza nel dibattito pubblico e da un ruolo centrale nel rapporto tra fede, società e politica.