Accordo Israele-Libano, Hezbollah alza il muro: proteste a Beirut e nuove tensioni tra Iran e Stati Uniti
Dopo la firma dell'intesa quadro a Washington, il Partito di Dio respinge il documento definendolo «umiliante»
L'accordo quadro firmato ieri a Washington tra Israele e Libano apre una nuova fase diplomatica in Medio Oriente, ma rischia di scontrarsi con una realtà ancora fortemente instabile. La prima reazione di Hezbollah è stata infatti di netta opposizione: il movimento sciita filo-iraniano ha definito l'intesa «umiliante» e priva di qualsiasi legittimità, sostenendo che rappresenti una rinuncia alla sovranità nazionale libanese.
La tensione è rapidamente esplosa anche nelle strade di Beirut, dove centinaia di sostenitori del Partito di Dio sono scesi in piazza per protestare contro l'accordo. Le manifestazioni hanno richiesto l'intervento dell'esercito libanese per contenere i disordini, alimentando i timori di una nuova stagione di scontri interni e facendo riaffiorare lo spettro di una possibile guerra civile.
Nel frattempo è stato reso pubblico il testo dell'intesa, articolato in 14 punti. Tra gli elementi più significativi figurano il riconoscimento della reciproca sovranità tra Israele e Libano, l'avvio di un graduale ritiro delle Forze di difesa israeliane (Idf) da alcune "zone pilota" del Libano meridionale e il progressivo trasferimento del controllo di queste aree all'esercito libanese. Il documento prevede inoltre nuovi meccanismi di coordinamento per la sicurezza lungo il confine, pur lasciando aperta la delicata questione del disarmo di Hezbollah, considerata uno dei principali nodi per l'attuazione dell'accordo.
Sul piano regionale, la situazione resta estremamente fragile. Nello Stretto di Hormuz è stata colpita un'altra petroliera, episodio che riporta alta la tensione lungo una delle rotte energetiche più strategiche al mondo e mette nuovamente in discussione la già precaria tregua tra Stati Uniti e Iran. Dopo i recenti raid americani contro obiettivi iraniani, i Pasdaran hanno rivendicato una nuova risposta militare con il lancio di un'ondata di droni diretti verso il Bahrein, mentre Teheran continua ad accusare Washington di aver violato gli accordi raggiunti nelle scorse settimane.
Nonostante il clima di forte instabilità, resta aperto uno spiraglio diplomatico. Secondo l'emittente Al Arabiya, un nuovo ciclo di colloqui tra Stati Uniti e Iran dovrebbe svolgersi nel mese di luglio a Doha, in Qatar. Al centro del negoziato vi sarà in particolare la questione dei beni iraniani congelati all'estero, uno dei dossier più delicati nei rapporti tra i due Paesi e considerato un possibile terreno per riaprire il dialogo dopo le recenti escalation militari.