Usa‑Iran a Ginevra, l’ultima chance per evitare la guerra
Aperture nei colloqui, ma Teheran respinge ogni trattativa sui missili
A Ginevra si consuma quella che molti osservatori definiscono l’ultima occasione per scongiurare un intervento militare statunitense in Iran. Dopo ore di negoziati riservati, il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, ha parlato di «aperture senza precedenti a idee e soluzioni nuove e creative», lasciando intendere che uno spiraglio diplomatico esiste ancora.
Al tavolo erano presenti gli inviati speciali di Washington, Steve Witkoff e Jared Kushner, incaricati dalla Casa Bianca di verificare se esistano margini per un accordo che possa disinnescare l’escalation. Secondo fonti vicine ai colloqui, gli Stati Uniti avrebbero chiesto a Teheran di smantellare i tre principali siti nucleari e consegnare tutto l’uranio arricchito attualmente in suo possesso. Una richiesta pesante, che punta a riportare il programma atomico iraniano sotto un controllo verificabile e a ridurre drasticamente la capacità di arricchimento.
L’Iran, da parte sua, si sarebbe detto disposto a discutere sul dossier nucleare, pur rivendicando il diritto a un programma civile. Ma la linea rossa resta quella dei missili balistici: su questo punto, spiegano fonti diplomatiche, Teheran avrebbe chiuso ogni possibilità di negoziato, considerandolo un elemento essenziale della propria difesa nazionale.
La distanza tra le parti resta dunque ampia. Tuttavia, il ruolo dei mediatori regionali — Oman in testa — sembra aver creato un clima meno rigido rispetto alle settimane precedenti. L’obiettivo è trasformare le aperture citate da Albusaidi in un percorso concreto, prima che la finestra diplomatica si richiuda e lasci spazio a scenari più drammatici.