Usa-Iran, venerdì la firma dell’accordo di pace
Nella notte 12 morti sui fronti di guerra europei, mentre prosegue il negoziato sul nucleare iraniano
Il Medio Oriente si prepara a vivere una delle giornate diplomatiche più importanti degli ultimi anni. È prevista per venerdì in Svizzera la firma ufficiale dell’accordo tra Stati Uniti e Iran che dovrebbe sancire la fine delle ostilità, la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’avvio di un percorso negoziale sul programma nucleare iraniano. L’intesa, annunciata nelle ultime ore da Washington e Teheran, prevede un cessate il fuoco immediato su tutti i fronti, compreso quello libanese, dopo oltre tre mesi di conflitto che hanno destabilizzato l’intera regione e provocato pesanti ripercussioni sui mercati energetici mondiali.
Secondo le anticipazioni emerse dalla bozza dell’accordo, le parti avranno sessanta giorni di tempo per raggiungere una soluzione definitiva sulla questione nucleare. Teheran si impegnerebbe a non sviluppare armi atomiche e a congelare ulteriori attività di arricchimento dell’uranio, mentre gli Stati Uniti sospenderebbero nuove sanzioni e valuterebbero misure di alleggerimento economico.
Il presidente americano Donald Trump ha tuttavia mantenuto una linea dura, avvertendo che in assenza di un’intesa definitiva entro la scadenza fissata Washington sarebbe pronta a riprendere le operazioni militari contro l’Iran. Una posizione che conferma come la tregua raggiunta rappresenti ancora una fase delicata e non una pace consolidata.
L’annuncio ha già prodotto effetti immediati sui mercati internazionali. Le prospettive di una riapertura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale, hanno provocato un calo delle quotazioni energetiche e una reazione positiva delle principali borse.
Sul fronte europeo, Regno Unito, Francia, Germania e Italia hanno manifestato disponibilità a revocare gradualmente alcune sanzioni nei confronti della Repubblica islamica, pur ribadendo una condizione ritenuta non negoziabile: l’Iran non dovrà mai dotarsi di armi nucleari. Una posizione condivisa dal cosiddetto gruppo E4, che punta a sostenere il processo diplomatico mantenendo però alta la pressione sul dossier atomico.
Mentre il Medio Oriente sembra avvicinarsi a una tregua, il conflitto in Europa orientale continua a provocare vittime. Nelle ultime ore nuovi bombardamenti hanno causato almeno nove morti in Ucraina e tre in territorio russo. A Kiev è stato inoltre colpito un monastero, simbolo delle crescenti tensioni che continuano a segnare il confronto tra Mosca e Kiev.
In questo scenario internazionale particolarmente complesso si apre oggi il vertice del G7 di Évian, in Francia, dove i leader delle principali economie occidentali discuteranno proprio delle crisi in Medio Oriente e Ucraina, oltre che di energia, sicurezza e commercio internazionale. Il summit si svolge sotto imponenti misure di sicurezza e in un contesto segnato da forti tensioni geopolitiche.
L’Italia arriva all’appuntamento con una fitta agenda diplomatica. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani partecipa oggi al Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea a Lussemburgo, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni riceve a Roma la premier giapponese Sanae Takaichi, in visita in Italia prima di raggiungere il G7 francese. Parallelamente, il ministro della Difesa Guido Crosetto è atteso a Washington per un incontro con il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, in un momento in cui il coordinamento tra alleati occidentali assume un’importanza strategica crescente.
L’esito delle prossime settimane sarà decisivo. Se il negoziato tra Washington e Teheran riuscirà a trasformare la tregua in un accordo stabile, il Medio Oriente potrebbe entrare in una nuova fase di normalizzazione. In caso contrario, il rischio di una nuova escalation militare resta concreto e potrebbe ripercuotersi nuovamente sull’economia globale e sugli equilibri geopolitici internazionali.