Usa-Iran, prove di disgelo a Doha: l’intesa passa dal nucleare e dalla riapertura di Hormuz
In vista della firma prevista venerdì a Ginevra proseguono i colloqui preparatori
La diplomazia prova ad accelerare sul dossier iraniano. A Doha sono in corso i colloqui preparatori tra Stati Uniti e Iran in vista della firma ufficiale del memorandum d’intesa prevista per venerdì a Ginevra, un passaggio che potrebbe segnare una svolta nei rapporti tra Washington e Teheran dopo mesi di tensioni.
L’accordo, tuttavia, resta fragile. Il presidente americano Donald Trump ha avvertito che senza un’intesa sul programma nucleare iraniano l’intero impianto negoziale rischia di saltare. Dal canto suo, Teheran insiste sulla necessità di una cessazione delle operazioni militari israeliane in Libano e continua a mantenere una posizione prudente sui punti più sensibili del negoziato.
Al centro delle trattative c’è il cosiddetto “Memorandum di Islamabad”, una bozza composta da 14 punti che prevede, tra le altre misure, la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, la graduale rimozione delle restrizioni economiche e lo sblocco in due tranche di circa 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati all’estero. In cambio, l’Iran dovrebbe impegnarsi a non sviluppare armi nucleari e a mantenere congelate alcune attività legate all’arricchimento dell’uranio durante la fase negoziale successiva.
Uno dei punti più rilevanti riguarda proprio Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale dell’energia. Secondo la bozza dell’intesa, Teheran riaprirebbe immediatamente lo Stretto al traffico commerciale mentre gli Stati Uniti eliminerebbero il blocco navale sui porti iraniani. L’annuncio dell’accordo preliminare ha già avuto effetti sui mercati, con un calo delle quotazioni petrolifere dovuto alle aspettative di una normalizzazione dei flussi energetici.
Nonostante i progressi, all’interno dell’Iran restano forti resistenze. I settori più radicali del regime e i Pasdaran guardano con sospetto alle concessioni sul nucleare e allo sblocco dei fondi legato a verifiche internazionali. Al momento sembra prevalere la linea diplomatica del presidente iraniano e del ministero degli Esteri, ma il consenso interno appare tutt’altro che consolidato.
Anche in Israele l’intesa è oggetto di pesanti contestazioni. Esponenti politici sia della maggioranza sia dell’opposizione hanno criticato il governo guidato da Benjamin Netanyahu, definendo l’accordo “dannoso” e sostenendo che non siano stati raggiunti gli obiettivi strategici prefissati nei confronti dell’Iran.
La firma prevista a Ginevra rappresenterà quindi solo il primo passo. Il memorandum aprirebbe infatti una finestra negoziale di circa 60 giorni durante la quale dovranno essere definiti i dettagli più delicati, a partire dal futuro del programma nucleare iraniano. È su quel terreno che si giocherà il vero successo o il fallimento dell’intesa.