Usa colpiscono l'Iran: oltre 80 obiettivi distrutti nello stretto di Hormuz
Teheran minaccia ritorsioni, l'Iran rivendica raid contro basi americane in Bahrein e Kuwait. Trump avrebbe dato l'ok dal vertice Nato di Ankara
Le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) hanno colpito oltre 80 obiettivi in Iran con munizioni di precisione, in risposta agli attacchi di Teheran contro tre navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz. Secondo il comando americano, le forze statunitensi hanno preso di mira sistemi di difesa iraniani, reti di comando e controllo, radar costieri, capacità missilistiche antinave e oltre 60 imbarcazioni delle Guardie della rivoluzione islamica nello stretto e nei suoi dintorni.
Per Teheran si tratta di una violazione del memorandum di intesa raggiunto tra le due parti: il ministero degli Esteri iraniano ha accusato gli Stati Uniti di violare ripetutamente l'accordo, minacciando ritorsioni. Sul fronte militare, l'Iran sostiene di aver già reagito: le Guardie Rivoluzionarie hanno dichiarato di aver colpito decine di installazioni militari statunitensi in Bahrein e Kuwait, rivendicando anche l'abbattimento di un drone MQ-9.
Duro il commento del presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf, che su X ha definito "gravi" le violazioni del memorandum, aggiungendo: "L'era della prepotenza e del ricatto è finita. Non ci pieghiamo".
Gli attacchi sono partiti mentre il presidente Trump si trovava in Turchia per il vertice NATO; secondo fonti citate da Axios, il presidente avrebbe dato il via libera all'operazione da Ankara, dopo un incontro con i vertici della Difesa e della sicurezza nazionale. La tensione nell'area resta altissima, con la comunità internazionale che osserva con preoccupazione la tenuta della tregua raggiunta in giugno.