Ucraina, Tajani e Crosetto frenano Salvini: "Gli aiuti militari continueranno"
Dopo la richiesta del leader della Lega di fermare l'invio di risorse a Kiev, il ministro degli Esteri conferma il prossimo pacchetto di assistenza militare. Crosetto: "È un impegno preso con Nato e Ue"
Le parole di Matteo Salvini sugli aiuti militari all'Ucraina aprono un nuovo fronte di tensione all'interno della maggioranza di governo. Dopo la riconferma alla guida della Lega, il vicepremier ha annunciato l'intenzione di chiedere in Consiglio dei ministri lo stop all'invio di risorse a Kiev. Una posizione che ha provocato la reazione immediata degli altri esponenti dell'esecutivo.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la linea italiana a sostegno dell'Ucraina. «Siamo dalla parte di Kiev e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario. È pronto già il prossimo pacchetto di tipo militare che invieremo quanto prima», ha dichiarato, confermando la prosecuzione dell'assistenza.
Sulla stessa linea il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha sottolineato come gli impegni internazionali assunti dall'Italia non possano essere modificati unilateralmente. «La linea dell'Italia non può cambiare. È un impegno che ci siamo presi con la Nato e l'Ue, un aiuto anche alla nostra sicurezza», ha affermato.
La presa di posizione di Salvini ha suscitato critiche anche nell'area vicina al generale Roberto Vannacci, dove la proposta è stata liquidata come una mossa di carattere elettorale.
Il confronto riporta al centro le divergenze tra le forze della coalizione sulla guerra e sul sostegno militare a Kiev. Da una parte la Lega chiede di interrompere gli invii, dall'altra Forza Italia e il ministero della Difesa confermano la continuità degli impegni italiani con gli alleati europei e atlantici.
Nel frattempo, resta atteso il vertice di maggioranza dedicato alla manovra economica, nel quale dovranno essere definiti ulteriori passaggi politici e i tempi della presentazione del provvedimento in Consiglio dei ministri.
La vicenda mette alla prova la tenuta della coalizione su un dossier di politica estera particolarmente delicato, mentre il governo è chiamato a conciliare le diverse posizioni dei partiti con gli impegni internazionali del Paese.