Trump minaccia l’Iran: “Colpiremo venti volte più forte se fermerà il petrolio nello Stretto di Hormuz”
Teheran rilancia con Araghchi: “Non è più tempo di colloqui con gli Usa”. Continuano raid e tensioni nel Golfo, mentre l’Australia annuncia il dispiegamento di mezzi militari in Medio Oriente
La tensione in Medio Oriente resta altissima e lo scontro verbale tra Stati Uniti e Iran si fa sempre più duro. L’ex presidente americano Donald Trump ha avvertito Teheran che, nel caso decidesse di bloccare il flusso di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti reagirebbero con una forza “venti volte superiore” rispetto alle azioni intraprese finora.
Il messaggio è stato pubblicato su Truth, dove Trump ha sottolineato che un eventuale blocco dello stretto rappresenterebbe “un regalo degli Stati Uniti alla Cina e a tutte le nazioni che sfruttano intensamente il passaggio strategico”, da cui transita una quota significativa del petrolio mondiale.
Dal fronte iraniano la risposta è arrivata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ha escluso la possibilità di nuovi negoziati con Washington. Secondo il capo della diplomazia di Teheran, “non è più tempo di colloqui con gli Stati Uniti”, mentre il Paese continuerà i propri attacchi missilistici “finché sarà necessario”.
Anche i Pasdaran, le Guardie rivoluzionarie iraniane, hanno ribadito una linea dura, affermando che saranno loro a stabilire quando il conflitto potrà considerarsi concluso.
Nel frattempo proseguono i raid nella regione del Golfo. Negli Emirati Arabi Uniti sono state attivate le difese aeree in risposta a minacce missilistiche e a possibili attacchi con droni provenienti dall’Iran.
La crescente instabilità sta spingendo anche altri Paesi a rafforzare la propria presenza militare nell’area. L’Australia ha annunciato l’invio in Medio Oriente di un aereo da sorveglianza, missili aria-aria e personale di supporto, con l’obiettivo di monitorare la situazione e contribuire alla sicurezza regionale.
Il timore della comunità internazionale è che l’escalation militare e politica possa allargarsi ulteriormente, mettendo a rischio uno dei corridoi energetici più importanti del mondo e aumentando la pressione sui mercati globali del petrolio.