Trump esclude ogni trattativa: “Voglio la resa incondizionata dell’Iran”
Intelligence russa a sostegno di Teheran. Gli Stati Uniti ritenuti responsabili della strage nella scuola. Raid israeliani sul bunker di Khamenei
Nel settimo giorno del conflitto che sta incendiando il Golfo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump chiude la porta a qualsiasi negoziato con l’Iran e dichiara di volere “la resa incondizionata” del regime. La tensione cresce mentre su Teheran si abbatte una nuova ondata di raid: secondo fonti militari, cinquanta jet israeliani hanno colpito con un centinaio di ordigni un bunker sotterraneo attribuito alla guida suprema Ali Khamenei, “ancora utilizzato da funzionari iraniani”.
In Libano continua l’esodo: un milione di persone sarebbe in fuga dagli attacchi. Intanto droni iraniani hanno preso di mira il Bahrein, il Kuwait e i giacimenti petroliferi di Bassora, in Iraq, costringendo Eni a evacuare il proprio personale dall’area.
Il Washington Post riferisce che Mosca starebbe fornendo informazioni d’intelligence a Teheran per aiutarla a colpire le forze statunitensi presenti in Medio Oriente. Nel frattempo, la Reuters rivela che gli investigatori militari americani ritengono gli Stati Uniti responsabili dell’attacco alla scuola iraniana in cui, sabato scorso, sono morte 150 bambine.
Resta infine un giallo sulla sorte di Esmail Qaani, comandante delle Forze Quds dei Pasdaran: alcuni media arabi sostengono che sarebbe stato giustiziato con l’accusa di essere una spia.