Trump annuncia progressi sull’accordo con l’Iran: “Lo stretto di Hormuz verrà riaperto”, ma Teheran frena
Dopo il colloquio con Netanyahu, il presidente americano parla di sviluppi imminenti
Gli ultimi dettagli dell’accordo tra Stati Uniti e Iran sarebbero ormai in fase di definizione. Ad affermarlo è stato il presidente americano Donald Trump, che nella serata di ieri ha parlato di “passi avanti significativi” nei negoziati, lasciando intendere che un annuncio ufficiale potrebbe arrivare nel giro di poco tempo.
Le dichiarazioni di Trump arrivano al termine di una giornata diplomatica intensa, caratterizzata da segnali di distensione provenienti da più fronti. Il tycoon ha riferito di aver avuto un colloquio positivo con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. “È andata bene”, ha commentato il presidente americano, aggiungendo di aver sentito anche alcuni leader dei Paesi del Golfo per discutere del possibile accordo e degli equilibri regionali.
Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, sul tavolo ci sarebbe una nuova tregua di 60 giorni che potrebbe contribuire ad abbassare la tensione in Medio Oriente. Fonti iraniane avrebbero inoltre parlato di una possibile sospensione delle ostilità anche in Libano e dello sblocco di circa 25 miliardi di dollari di beni iraniani congelati all’estero, elemento considerato cruciale per convincere Teheran ad accettare l’intesa. L’eventuale accordo avrebbe implicazioni molto più ampie rispetto a un semplice cessate il fuoco temporaneo. Al centro del confronto restano infatti il programma nucleare iraniano, la sicurezza marittima nel Golfo Persico e il controllo dello stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico mondiale.
Tuttavia, dall’Iran arrivano segnali ben più prudenti. I Pasdaran hanno preso le distanze dall’ottimismo mostrato da Trump, accusando il presidente americano di fare “propaganda”. Secondo i vertici militari iraniani, l’annuncio del tycoon sarebbe “incompleto e incoerente con la realtà”. In particolare, le Guardie della Rivoluzione hanno ribadito che sul dossier nucleare “non esiste alcun impegno” formale da parte di Teheran.
Netta anche la posizione sullo stretto di Hormuz, che secondo i Pasdaran “rimane sotto gestione iraniana”, a conferma della volontà di non cedere su uno dei punti più sensibili della trattativa internazionale.
Nel frattempo, il quadro regionale continua a restare estremamente fragile. La Flotilla diretta verso Gaza ha denunciato che le proprie delegazioni sarebbero state respinte dalle autorità della Libia, alimentando nuove tensioni sul fronte umanitario.
Anche la Francia è intervenuta duramente nella crisi: Parigi ha annunciato il divieto d’ingresso per il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, accusato di comportamenti “inqualificabili” nei confronti degli attivisti internazionali.
Nonostante i segnali di apertura, il percorso verso un’intesa definitiva appare ancora complesso. Le dichiarazioni contrastanti tra Washington e Teheran mostrano quanto il negoziato resti delicato e legato a equilibri geopolitici che coinvolgono l’intero Medio Oriente. Per ora, l’unica certezza è che la diplomazia internazionale sta tentando di riaprire uno spazio di dialogo in una delle aree più instabili del mondo.