Truffa informatica alla Revolut, spunta la Pec della Prefettura di Reggio Calabria

Aperta un'inchiesta della Procura: hacker si sono finti agenti della Polizia postale per ottenere i dati di circa 700 clienti. Attivate anche Dna e Garante Privacy, chiesto un riscatto di 3 milioni di dollari

A cura di Glauco Valentini Redazione
17 settembre 2026 07:39
Truffa informatica alla Revolut, spunta la Pec della Prefettura di Reggio Calabria -
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La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha aperto un'inchiesta sul caso che coinvolge Revolut, l'azienda di servizi bancari digitali del Regno Unito, dalla quale un gruppo di hacker ha ottenuto dati riservati di centinaia di clienti servendosi di una casella di posta elettronica certificata (Pec) compromessa e riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria.

Secondo le prime ricostruzioni, i criminali informatici si sarebbero finti operatori della Polizia postale, utilizzando l'indirizzo istituzionale per richiedere a Revolut informazioni bancarie e finanziarie nell'ambito di una presunta indagine europea. Una copertura ritenuta sufficientemente credibile da convincere la banca digitale a fornire i dati di circa 680-700 correntisti residenti in diversi Paesi europei, comprensivi di documenti d'identità, patenti e foto di verifica.

Il reato ipotizzato dagli inquirenti è l'intrusione in un sistema informatico di pubblico interesse (articolo 615 ter, comma 3, del codice penale). Al momento non è chiaro se l'account sia stato violato direttamente o "clonato" attraverso altre tecniche. Sul caso si sono attivate anche la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e l'Autorità Garante della Privacy, che ha avviato verifiche sulla sicurezza degli accessi bancari in Italia.

A rivendicare l'attacco è stato un gruppo che si fa chiamare "iamnotavillain", il quale ha chiesto a Revolut il pagamento di un riscatto da 3 milioni di dollari entro 24 ore, minacciando in caso contrario di diffondere i dati sottratti nel dark web.

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