Tram deragliato, dubbi sul malore del conducente
L’avvocato di una vittima: “Il colpo al piede non giustifica una sincope dopo così tanto tempo”
Emergono i primi dubbi sull’incidente del 27 febbraio, quando il tram 9 è deragliato in viale Vittorio Veneto causando due morti. Il conducente, Pietro Montemurro, aveva riferito di aver perso conoscenza dopo una botta all’alluce rimediata aiutando una persona con disabilità. Gli accertamenti medici parlano di possibile “sincope vasovagale”, ma per l’avvocato Stefano Benvenuto — che assiste la compagna di una delle vittime — il tempo trascorso tra il trauma e lo schianto, quasi un’ora, renderebbe improbabile il collegamento.
La polizia locale ha acquisito cartelle cliniche e sequestrato le scarpe del tranviere per verifiche. Dalla scatola nera del Tramlink non emergono anomalie tecniche: restano in campo le ipotesi del malore o dell’errore umano. Dal cellulare del conducente risulta una telefonata a un collega circa 15 minuti prima dell’incidente, probabilmente per segnalare l’infortunio.