Strage di Amendolara, quattro braccianti bruciati vivi: si indaga sul sistema del caporalato
Due arresti per l’efferato omicidio nella piana di Sibari. La Procura segue la pista della lotta per il controllo della manodopera agricola
Potrebbe esserci una guerra per il controllo dei lavoratori nei campi dietro la strage di Amendolara, in provincia di Cosenza, dove quattro braccianti sono stati uccisi e bruciati vivi all’interno di un veicolo. È una delle principali piste seguite dalla Procura di Catanzaro, che coordina le indagini su un delitto che ha scosso l’intero Paese e riportato l’attenzione sul fenomeno del caporalato nelle campagne del Sud.
Per il quadruplo omicidio sono finiti in carcere due cittadini pachistani, identificati come Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire il contesto in cui è maturato il delitto e verificare eventuali collegamenti con la rete di intermediari illegali che gestisce il reclutamento della manodopera agricola nella piana di Sibari.
Le vittime sono il pachistano Waseem Khan, 29 anni, e tre cittadini afghani di etnia pashtun: Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, e Safi Iayjad, 27 anni. Tutti risultavano regolarmente presenti in Italia, con permesso di soggiorno e senza precedenti penali.
Un ruolo centrale nell’inchiesta potrebbe essere svolto dalle testimonianze dei due braccianti sopravvissuti alla strage. I due uomini, considerati testimoni chiave, sono stati ascoltati dai magistrati e saranno trasferiti in una località protetta per ragioni di sicurezza.
Gli inquirenti stanno approfondendo le condizioni di lavoro nelle aziende agricole della zona, dove da anni vengono segnalati casi di sfruttamento, turni massacranti e reclutamento irregolare della manodopera straniera. L’obiettivo è capire se il massacro sia maturato all’interno di una rete criminale legata alla gestione dei lavoratori agricoli.
Sulla vicenda è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito quanto accaduto “un orribile omicidio” e ha chiesto che venga fatta “piena luce” sulle responsabilità e sul contesto che ha portato alla tragedia.
La strage di Amendolara riaccende così il dibattito sulle condizioni dei lavoratori migranti nelle campagne italiane e sulla necessità di contrastare con maggiore efficacia le organizzazioni che traggono profitto dallo sfruttamento della manodopera agricola.